Pensavamo che la crisi fosse finita

Parlo per me e per gli altri duemila che come il sottoscritto si sono messi in viaggio domenica di buon mattino sfidando le previsioni del tempo e i previsori che davano abbondanti nevicate in tutto il nord Italia, Verona compresa. Trecento chilometri con la macchina che era spinta in Veneto dall'entusiasmo, non dal gasolio. Entusiasmo per l'illusione che aveva dato la vittoria contro la Lazio. Quel 3-1, le magie di Cassano e gioco per quarantacinque minuti ci avevano ingannato. Pensavamo che la crisi fosse finita. Un periodo buio archiviato. A Verona, con un avversario tutto sommato mediocre, non me ne voglia il Chievo che per la simpatia che ispira spero possa salvarsi presto, siamo spariti. Non pervenuti per una intera partita.
L'unico barlume di luce è stata l'invenzione di Pazzini che ci ha portato in vantaggio. Ma sono bastati due giri d'orologio e la luce si è spenta nuovamente. Abbiamo sofferto fino al novantesimo, schiacciati nella nostra metà campo. Nonostante quei duemila pazzi che hanno seguito i blucerchiati fino a qui e sostenuto la squadra fino alla fine. La società ci ha messo del suo in questa campagna acquisti, al pubblico non si può davvero chiedere di più. In zona retrocessione con soli 24 punti all'attivo c'è stata solo una velata contestazione dopo la gara interna con il Palermo. Se critica ci deve essere, e dev'essere, sia tutta per Mazzarri e per un gruppo che non gira o gira ad intermittenza. Troppo poco.