Pensieri (cattivi) sul palcoscenico

Due atti unici, scritti in epoche diverse e in luoghi distanti tra di loro; molti i comuni denominatori che accomunano due pièce scritte da due autori che, attraverso il teatro, hanno avuto l’urgenza di parlare del mondo del palcoscenico. È la sensibilità artistica di Carlo Cecchi, fiorentino di nascita e napoletano di adozione, la protagonista di «Sik Sik l’artefice magico» di Eduardo De Filippo e di «Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me» che, in scena da questa sera fino al 21 al Teatro Franco Parenti di Thomas Bernhard, con grande ironia e talentuosa comicità, compie un atto di grande fedeltà nei confronti dei due scrittori.
«Se l’atto unico di Bernhard - racconta Cecchi - è una satira feroce del teatro europeo degli ultimi 40 anni, quello dei burocrati e dei registi che invadono la poetica degli autori, anche “Sik Sik l’artefice magico” prende in esame il mondo teatrale dell’epoca di Eduardo. Oltre al comune tema trattato, evidente nell’immediatezza, le due pièce sono espressioni artistiche unite anche dalla medesima radice popolare. Nonostante Bernhard sia il padre di un linguaggio sublime, di una struttura linguistica raffinata, tra battute e versi, è autore del teatro tedesco popolare. Il ritmo comico caratterizza il testo bernhardiano, autobiografico tanto quanto il lavoro di Eduardo: da una parte un ritratto del teatro viennese, dall’altra quello partenopeo». Nelle vesti del traduttore, del regista e dell’interprete Carlo Cecchi si avvale del suo grande amore per il teatro per giocare ancora una volta sulla scena, intesa come «quella zona magnifica che consente l'instaurarsi di un rapporto in atto fra attori, personaggi e pubblico». In occasione della messinscena della pièce di Bernhard, composta dai tre Dramoletti raccolti in Germania nel volume «Il pranzo tedesco», Cecchi coglie l’occasione di condividere il pensiero bernardiano riguardo la presunzione di certi registi: «Non nutro nessuna simpatia per certi registi che invadono, in maniera violentissima le opere di altri scrittori. Anche “Sik Sik”, ispirato a un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatrucoli affiancato dalla moglie Giorgetta e dalla sua spalla Nicola, diventa un’operazione di affermazione degli elementi semplicistici del teatro».
Bandendo le grandi sovrastrutture di velleitari di onnipotenza che, puntualmente, vengono smentiti dalle stesse apparecchiature deliranti, Cecchi, capocomico del nuovo millennio, sta pensando di riprendere per il prossimo anno la messinscena del «Tartufo».
Teatro Franco Parenti
Da stasera
fino al 21 dicembre