Il pensiero delle destre? Il wiki-catalogo è questo

L’Uomo qualunque, Almirante e l’Msi, Pino Rauti e i Far, Achille Lauro, il Fuan, Il Borghese, Beppe Niccolai, Ordine Nuovo, piste false e bombe vere, il Manifesto dei conservatori, il Fronte, i Campi Hobbit, An e ritorni di fiamma, Fini e la fine, Liberal, Tocqueville. «Aiuto! La destra sta sparendo...».
Destra. Forse è stata cancellata dal berlusconismo come lamentano i conservatori, forse è solo un’illusione come predicano i progressisti... Scatola vuota nella quale ognuno può mettere quello che vuole, contenitore senza contenuti (oppure troppi), paradigma superato di un sistema ormai defunto, la destra in realtà non esiste. Semmai esistono le destre, anzi le «culture delle destre». Alle quali, sballottate tra Julius Evola e l’Istituto Bruno Leoni, manca un resistente collante culturale.
In Italia, comprese tra il nazi-leghismo etnico e l’iperliberismo anarco-rivoluzionario, si contano tante (troppe) destre: tradizionalista, cattolica, pagana, utopista, radicale, nazional-popolare, liberalconservatrice, fascista, neofascista, estrema, ordinovista, monarchica, populista, esoterica, neocomunitarista, antiutilitarista, sociale, missina, ecologista, «nuova», liberale, berlusconiana. Funambolismi lessicali che nascondono diverse e spesso antitetiche visioni del mondo accomunate forse solo da una cultura anti-egualitaria. E, c’è da aggiungere, ricompattate per lungo tempo attorno a un unico nemico: l’ideologia comunista. Scomparsa la quale, seppure ancora evocata, anche l’ultimo fronte comune è crollato. Per il resto, è da tempo che si cerca di accordarsi su alcuni valori chiave capaci di dare sostanza politica e filosofica alla triade Dio-Patria-Famiglia (e con qualche distinguo Mercato), e cioè: difesa dell’Identità (qualsiasi essa sia), rispetto delle Radici (qualsiasi esse siano), salvaguardia delle Differenze, esaltazione delle Diversità, sostegno a una molteplicità di Uguaglianze e di Libertà. Già molto più complicato invece l’accordo sui rapporti tra Stato e Mercato, sulla tutela dei legami sociali, sul concetto di Nazione, sulla forma migliore di democrazia... Approvato all’unanimità dall’intero arco costituzionale delle «destre», invece, il fatto che dal dopoguerra a Tangentopoli (e anche oltre...) l’Italia è stata dominata da un’egemonia culturale della Sinistra. Il che, va da sé, non è moltissimo.
Ma ora per mettere ordine nella Grande Casa delle Destre, ecco che la «Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice» pubblica il volume digitale di Mario Bozzi Sentieri Bibliodestre. Una storia attraverso i libri (1945-2010), una bibliografia di oltre 200 pagine sulle destre italiane (www.fondazionespirito.it/bibliodestre-una_storia_attraverso_i_libri.pdf). Come scrive Bozzi Sentieri nella premessa «La lettura cronologica e tematica delle fonti, comprese quelle manifestatamente avverse, sollecita una visione complessiva di quelle esperienze, offrendo nel contempo l’immagine della dinamicità, delle contraddizioni, delle ambizioni espresse da quel mondo, anche nei momenti di maggiore emarginazione politica e di minorità culturale».
Ovviamente, come ammette lo stesso autore, la ricerca non pretende di essere esaustiva (e infatti l’invito è che gli internauti partecipino inviando tutte le integrazioni e rettifiche necessarie). E infatti anche solo scorrendo gli oltre duemila titoli censiti ci sembra manchino alcuni filoni della destra cattolica, la destra liberale è lacunosa (che fine ha fatto Bruno Leoni?), non c’è Panfilo Gentile, c’è poco degli irregolari di destra come i «vociani» o i toscani maledetti alla Montanelli, manca il fascista di sinistra Camillo Pellizzi, e anche il politologo Domenico Settembrini, non c’è traccia della triade poetica mitomodernista Conte-Zecchi-Kemeny... In compenso è ricchissima la bibliografia sulla destra missina, viene dato il giusto spazio anche a un economista eretico come Giano Accame, c’è una ricca sezione sulle riviste - da Orion a Charta minuta, da La Voce della Fogna fino a FareVerde - ci sono persino gli scritti culturali di Marzio Tremaglia. E poi è interessante la bibliografia relativa ad alcuni settori come l’ecologia, la satira (per sfatare l’idea che a destra non si ride), addirittura il mondo skinheads e soprattutto la storia delle destre «locali», suddivise per regione.
Insomma, tutto ciò che serve - o quasi - a disegnare il grande albero delle Destre. Un albero con tanti rami quante sono le sue parole d’ordine (prima tradizione, nazione, società; poi attivismo, organizzazione, impegno; quindi populismo, leaderismo, ultraliberismo), radici così distese quanti sono i suoi valori (l’istinto «conservatore», il bisogno di comunità, l’individualismo e l’ansia di libertà) e un grande tronco. Che come insegna la parola «destro» è «diritto», cioè - retoricamente (?)- «retto».