Pensionati, impiegati e precari. Sul web la rabbia dei tartassati

Forum e siti internet intasati da e-mail di protesta. Si sfoga anche chi guadagna meno di mille euro al mese: "Volevano far piangere i ricchi? Ora saranno contenti..."

Felice Manti e Laura Verlicchi
In attesa della stangata di marzo, con l’arrivo di addizionali comunali e regionali, la maggioranza dei dipendenti italiani si lecca le ferite dopo la batosta ricevuta con la busta paga. Che per una volta ha colpito indifferentemente tutte le categorie: pensionati, dipendenti con e senza familiari a carico, dirigenti e lavoratori precari. Il lamento degli italiani ha trovato nella rete un’ampia valvola di sfogo, e anche la redazione del Giornale ha ricevuto decine di lettere di protesta.
Guadagno irrisorio. Anche chi avrebbe dovuto godere dei vantaggi fiscali promessi dal governo, cioè chi guadagna tra i 25mila e i 35mila euro lordi l’anno, monoreddito e con familiari interamente a carico, si è trovato una media di 18 euro in più al mese: una cifra inferiore anche al tasso d’inflazione e destinata a finire nel calderone delle imposte locali (Ici, tassa di scopo e bollo auto). «Guadagno 26.500 euro lordi - scrive un lettore - ho avuto un leggero aumento solo per la revisione Istat».
I contributi Inps. Ma in qualche caso, considerato anche l’aumento dello 0,3% dei contributi Inps a carico dei lavoratori precari, anche chi guadagna meno di mille euro si è trovato lo stipendio più basso di 15 euro. È il caso di un ricercatore dell’Università di Trieste di 26 anni, con «uno stipendio di 826,73 euro», che ha subìto suo malgrado «un taglio in busta paga di 15,82 euro».
Assegni familiari. La stangata vera è arrivata per i dipendenti single o senza familiari a carico. A parità di reddito (tra 25mila e 35mila) il salasso medio è stato di circa 100 euro. Un quadro del settore privato, con uno stipendio netto di 1.950, single e senza figli, si è visto decurtare 150 euro. Ma anche chi ha figli a carico ha verificato, sulla sua pelle, alcune anomalie. Chi ha un reddito complessivo di 40mila euro con 4 persone a carico, infatti, ha diritto a un assegno familiare di 71 euro. Ma se uno dei quattro familiari a carico è disabile l’assegno scende a circa 46 euro.
I pensionati. «Sono un pensionato da 1.189 euro al mese - si legge sul forum di Repubblica.it - a gennaio ho guadagnato 1.186 euro: non solo non ho recuperato il 2% di aumento ma ho perso ancora qualcosina in virtù delle detrazioni Irpef passate dal 23% al 27% per la parte eccedente i 15mila euro».
«Finalmente anche i ricchi piangono - commenta invece Nino sul forum ivostrisoldi.it -. Sono un pensionato da 20mila euro netti l’anno con moglie a carico e questo governo mi ha tolto 400 euro al mese. Ora saranno contenti...». Stessa situazione di Romano S., che denuncia «350 euro netti in meno su un reddito annuo di 18mila euro». Chi invece ha deciso di rimanere al lavoro, e ha usufruito del superbonus previsto dalla riforma Maroni, ha perso tra i 140 e i 200 euro.
Amara sorpresa. Le addizionali comunali e regionali sull’Irpef si pagheranno a partire da marzo. Nel 2006 le due aliquote si applicavano sull’imponibile fiscale al netto delle deduzioni per carichi familiari (la cosiddetta family no tax area). Dal 2007, invece, viene reintrodotto il sistema delle detrazioni e le addizionali si applicheranno su un imponibile inevitabilmente più alto: in questo modo l’eventuale vantaggio sarà certamente ridotto. Se n’è accorto, in anticipo, Alessandro S., romano e impiegato di 47 anni dell’Acea con quattro figli a carico. Che nel 2007 pagherà alla Regione Lazio «540 euro, da sborsare in comode rate. L’anno scorso erano 340». Un aumento di oltre il 61%, dice l’impiegato su maoddi.ilcannocchiale.it, «un aumento incredibile. È costituzionale un aumento di una tassa del 61%?». Con Tremonti, ricorda, avevano le deduzioni fiscali che valevano anche per le addizionali regionali. Ora invece il monte da cui viene prelevata l’Irpef è più alto perché non è più al netto delle deduzioni. Così la Finanziaria ha provocato un duplice aumento: da parte delle Regioni e da parte dello Stato».
L’Ici entra nel 730. Anche l’immobile utilizzato come prima casa dovrà essere dichiarato come reddito. Questo comporterà una riduzione dell’importo delle detrazioni a cui il contribuente ha diritto: una stangata in più, che si aggiunge al prossimo aumento dell’Ici deciso dai Comuni, che con la Finanziaria sono stati «autorizzati» a rivedere l’imposta sugli immobili e ad aumentare il valore catastale.
Ma c’è un altro aspetto preoccupante della questione, in un Paese come l’Italia dove più dell’80% abita nella casa che possiede: «La maggioranza degli italiani non sa ancora che deve dichiarare la “prima casa” come un reddito - spiega il consulente del lavoro Giuseppe Marini -: quando presenterà il modulo per il calcolo delle detrazioni. La stangata - avverte - arriverà però con il modello 730 del 2008. Tutte le detrazioni attribuite in eccesso andranno ricalcolate, e il contribuente si troverà a pagare un conguaglio sfavorevole». Per la serie, le stangate non finiscono mai.