Pensionati traditi da Prodi

Prima una raffica di telegrammi di protesta - il primo è partito ieri - all’indirizzo del presidente del Consiglio Romano Prodi, poi un sit in davanti a Palazzo Chigi, direttamente sotto le finestre dove si è appena trasferito (con famiglia al seguito) il premier: in questo modo il Partito pensionati dichiara guerra alla discriminazione di fatto di cui si considera vittima da parte della maggioranza di centrosinistra la quale, dopo tante promesse, non ha concesso neppure un sottosegretario ai rappresentanti degli elettori in quiescenza. «Al mulino della coalizione - sottolinea Mario Guerrasio, braccio destro del segretario Giacomo Bertone - abbiamo portato tant’acqua: 458mila voti in Italia, oltre 18mila in Liguria, determinanti per vincere, visto che lo scarto nazionale fra i due poli è stato di 24mila schede. Prodi e compagni avevano preso impegni precisi. Invece, al momento di formare la squadra di governo, ci hanno lasciati fuori della porta».
E pensare che sia Bertone, sia l’altro leader Carlo Fatuzzo erano stati autori, alla vigilia delle elezioni, di un autentico ribaltone, tradendo la tradizionale collocazione nel centrodestra per buttarsi nelle braccia del centrosinistra, proprio in virtù di promesse «pesanti» in termini di riconoscimento post elettorale. Ora i Pensionati si trovano con un pugno di mosche: «Non ce lo saremmo mai aspettati - conferma Guerrasio -. Ci hanno presi in giro. Noi non rappresentiamo interessi politici, non siamo né di destra, né di sinistra, ci siamo fidati. È anche vero che c’era un precedente: anche con la maggioranza che regge la Regione Liguria c’erano stati accordi alla vigilia. Poi il presidente Claudio Burlando e gli altri che lo sostengono hanno disatteso gli impegni nei nostri confronti. E Prodi ha fatto lo stesso». In realtà, Guerrasio, responsabile della sede zonale Centro est (l’unica, ma altre sono in via di fondazione) rivela che ci sono stati contatti per offrire comunque al partito dei Pensionati una sorta di «compensazione», sotto forma di incarichi di sottogoverno: «Poltrone nei consigli di amministrazione di enti e aziende, ad esempio. Ma noi non abbiamo accettato, non erano questi i patti». Da qui, la voglia di protesta che dal telegramma al primo ministro - «Le significo il mio civile sdegno per aver escluso il partito dal governo nonostante abbia contribuito alla vittoria della coalizione» - si estenderà alle manifestazioni in piazza e alle presenze negli spazi televisivi. Tutto per sostenere la causa del rispetto degli impegni: «Qualcosa ci spetta - conclude Guerrasio -. Prodi e il centrosinistra devono capirlo. Cioè, speriamo».