Pensionato tenta la rapina in banca e si uccide

Cremona, rovinato dai videopoker, da tre anni si era innamorato di una donna più giovane e aveva cominciato a indebitarsi. Si è sparato davanti a carabinieri, impiegati e clienti

Pandino (Cremona) - Aveva speso un’intera vita nella tranquilla routine di un paesino del Cremonese. A 60 anni era andato placidamente in pensione e abitava con l’anziana madre. Ma tre anni fa un incontro gli aveva regalato il sogno di un’esistenza diversa, un riscatto insperato che avrebbe regalato felicità ai suoi ultimi anni. Un sogno da condividere con una donna. Si era invaghito come un ragazzo. Ma la donna in questione ha una posizione economica considerevole, e lui, come ogni corteggiatore che si rispetti, non vuole sfigurare. E allora via con le spese: una cena, una gita, e presto si accorge che i soldi della pensione non bastano. E allora, forse per appianare i primi debiti, inizia a giocare a videopoker. Ma, si sa, le macchinette mangiasoldi non hanno mai fatto la fortuna di nessuno (tranne che dei gestori).

Debiti su debiti, prestiti su prestiti, l’uomo si ritrova nell’arco di tre anni senza più soldi. Da qui il maldestro tentativo di rapina in banca. Ma il «colpo» non va in porto, e lui uscendo, vistosi accerchiato da carabinieri, si punta la pistola alla tempia e si toglie la vita.
È accaduto ieri mattina, nella frazione Nosadello di Pandino, nella Banca di Credito Cooperativo. L’uomo si chiamava Basilio Arfani, divorziato e con due figli, era residente a Pandino, ma gran parte del tempo lo trascorreva a Lodi, a casa della sua nuova fiamma quarantacinquenne. Sono le 11.50 quando l’uomo entra nella filiale della Bcc. Qui per oltre 10 anni aveva avuto il suo conto corrente. Poi operazioni azzardate, richiami dal direttore e il conto viene chiuso. Tre mesi fa.

Appena entrato saluta, attende il suo turno. Poi va nel box del funzionario di filiale. Gli dice che ha dei debiti, che ci sono persone che lo attendono fuori dalla banca e che deve consegnare loro 5mila euro in contanti e subito, pena grossi guai. Gli viene detto che questo non è possibile. Allora Arfani estrae una semiautomatica, una 7.65 mai registrata del ’41, e la punta contro il direttore intimando di dargli il denaro richiesto. Il funzionario fa finta di compilare i moduli necessari ma, invece, scrive su un foglio prestampato: «Rapina in corso, avvisare i carabinieri». E va agli sportelli consegnando a uno dei due clienti in fila il messaggio. Sarà questo cliente ad allertare i militari che si precipitano sul posto. Nel frattempo l’uomo riceve il denaro. Pensa di avercela fatta. Ma, quando entra nella «bussola» per uscire, vede lo schieramento di carabinieri pronti ad attenderlo. Lui si gira e tenta di rientrare in banca. Quando si accorge della porta bloccata urla a chi sta dentro: «Se non mi lasciate andare mi ammazzo». Nessuno si muove. Così lui si punta la pistola alla tempia e si spara. Muore immediatamente.

«Storia della disperazione la sua - ha rimarcato ieri il procuratore capo della Repubblica di Lodi Benito Melchionna -. Aveva una doppia vita, divisa tra famiglia d’origine e una compagna che frequentava nelle ore notturne».