Pensionato ucciso, due a giudizio

Richiesta di rinvio a giudizio per Iosi Cristinel e Gheorghe Husanu, 21 e 26 anni, i due amici romeni accusati di aver ucciso, il 6 febbraio scorso, a colpi di piccone, un ottantenne di Tivoli Gioacchino Gilberto Gelli, nella sua casa, un vecchio casello ferroviario sul versante di San Polo dei Cavalieri. La richiesta di rinvio a giudizio è firmata dal pm della Procura di Tivoli Gaetano Postiglione. I due giovani, arrestati all’indomani del delitto dagli agenti del commissariato di Tivoli, sono accusati di omicidio premeditato, rapina, incendio doloso. I romeni erano già stati denunciati da Gelli perché poco tempo prima, a volto scoperto, gli avevano rubato una motozappa ed altri oggetti che custodiva in casa.
Nei giorni scorsi, la loro piena confessione: «Eravamo andati lì - hanno ammesso - per rapinarlo una seconda volta e, sicuri di essere stati riconosciuti, avevamo deciso di ucciderlo». Nelle ultime settimane di indagini gli investigatori hanno scoperto altri particolari, tra cui uno agghiacciante: l’anziano è stato 24 ore in agonia, con la scatola cranica sfondata, prima di essere soccorso e portato in un ospedale romano dove è morto poche ore dopo. Il quadro del delitto ora - secondo gli investigatori - sarebbe chiaro. L’anziano, dopo aver subito la prima rapina, viveva ormai barricato, così, per entrare, i due romeni hanno tagliato un grosso pino, l’hanno appoggiato alla finestra del secondo piano e sono passati da là. L’ottantenne, intanto, si era rifugiato sotto il letto, ma non è riuscito ugualmente a salvarsi, anche perché aveva il cellulare scarico e non poteva chiedere aiuto. I due lo hanno colpito con il piccone alla testa e poi gli hanno rubato i pochi oggetti risparmiati al primo colpo, la carta d’identità ed il libretto degli assegni e sono fuggiti. Sono poi tornati il giorno successivo, perché credevano che Gelli fosse morto e volevano far sparire eventuali prove. Sono rientrati in casa nello stesso modo, hanno aperto le bombole del gas e appiccato il fuoco alla casa, che però non è stata interamente distrutta. Sono stati i parenti della vittima, arrivati al casello perché non avevano da tempo notizia del loro congiunto a vedere il pino appoggiato alla finestra e a dare l’allarme. Sono stati inutili i soccorsi all’anziano, ma i due romeni, che si erano nascosti nella boscaglia, sono stati arrestati qualche ora dopo, mentre infreddoliti cercavano di scappare. L’indagine, intanto, ha portato alla denuncia di altre due persone: un falsario di Lunghezza, U.F., 30 anni, che ha aiutato i due romeni a riprodurre le firme della vittima sul libretto degli assegni rubato e un pregiudicato di Tivoli, E.A., 50 anni, che li ha aiutati a trasportare la refurtiva dal casello alla loro casa di Casape.