UNA PENSIONE PER LE CHARLIE’S ANGELS

Soldatesse, pedicure, bagnine, hostess, shampiste, ballerine, bariste, floricultrici: non c’è mestiere al mondo vietato alle tre appetitose Charlie’s Angels. Davvero instancabili, dato che sono in pista da una vita: in Italia dal 1979. La settimana scorsa si sono materializzate, per la milionesima volta, in tutto il loro fulgore e negli abiti (ormai involontariamente) d’epoca. Rete 4 le ha spedite in prima linea di buon mattino (a proposito, se un programma è annunciato per le 8.50 sarebbe buona creanza non anticiparlo ogni volta di cinque minuti) riaccendendo antichi brividi nelle nonne che le avevano incrociate mentre preparavano la maturità.
Dunque, tanto per citare gli ultimi casi, la castana chiomalunga Kelly (Jaclyn Smith), la bionda Jill (Farrah Fawcett) e la castana chiomabreve Sabrina (Kate Jackson) mercoledì si sono infiltrate in un presidio militare per scovare un assassino: due in divisa da recluta, la terza da infermiera. Per ritrovare un antiquario scomparso Jill giovedì si è spacciata per una squillo, Kelly per una fotoreporter sportiva («Vorremmo mettere Nadia Comaneci in copertina»!) con Sabrina a far da esca. Venerdì per smascherare le truffe di una medium, Kelly, sempre spalleggiata dalle socie, si è finta una paziente ansiosa di mettersi in contatto con l’aldilà.
La trama è sempre identica: da una parte un’organizzazione criminale, più o meno artigianale, dall’altra l’agenzia investigativa che fa capo all’invisibile Charlie. Lo Sherlock Holmes senza volto si fa vivo esclusivamente via telefono con il suo buffo portavoce Bosley, che invia le tre vamp sul luogo sospetto. La gang da neutralizzare è composta da fenomenali idioti, pronti ad accogliere a braccia aperte una delle tre spavalde detective: «Ho sentito che ha bisogno di una cameriera, eccomi qui» oppure: «Sono una babysitter patentata. Non ci sono bambini? Pazienza, mi occuperò degli adulti». Come se al posto del trio Jervolino-Bindi-Anselmi, si presentassero la Arcuri, la Hunziker e la Ferilli. Nelle grandi occasioni il terzetto è ingaggiato in blocco, per curare il giardino della megavilla o per dar la biada ai purosangue dell’allevamento.
Sia nelle assunzioni singole sia in quelle plurime, i cattivi da telefilm (superati in cretineria su celluloide soltanto dai nazisti cinematografici) mangiano presto la foglia, perché l’imprudente segugia, o il terzetto al completo, si fa beccare sdraiata sul tappeto mentre tenta invano di aprire un cassetto proibito o affida informazioni segrete a un piccione viaggiatore senza un’ala. Comunque sia, mai che nessuno le ammazzi. E sì che lo meriterebbero, se non altro per la recitazione.