La pensione d’oro dell’ex presidente: reggia a New York e superconsulenza

Mario Bona ha lasciato la carica ma conserva i privilegi: casa da 8.500 dollari mensili a Manhattan e contratto da 150mila dollari

Roma - Mamma Rai non ti abbandona. Anzi, se vai in pensione e ti si chiude una porta, subito provvede a spalancarti un portone, anzi un «gate», visto dove si svolge la vicenda in questione. Questa volta il nuovo capitolo sulle spese discutibili di Viale Mazzini è ambientato all’estero e più precisamente a New York. È qui, nella Grande Mela, che si trova Rai Corporation, la società consociata che opera nell’America del Nord per la produzione, la distribuzione e la commercializzazione di programmi radiofonici e televisivi, supportando tutte le attività produttive del Gruppo Rai nel continente americano.

La sede principale di Rai Corporation - per la quale lavorano una cinquantina di persone a tempo indeterminato - si trova a Downtown Manhattan, in uno storico palazzo Art-Déco di Tribeca, vicino alle ceneri del World Trade Center (le altre sedi sono a Toronto e a Montevideo). L’indirizzo è 32 Avenue of Americas, nell’ex edificio dell’azienda telefonica Att, trasferitasi da alcuni anni a Midtown. La Rai ha affittato tutto il venticinquesimo piano. Poi visto che era insufficiente, ha preso per sé anche la metà del ventiquattresimo piano in modo da poter contare su una sala riunioni da sessanta-settanta persone (anche se, come testimonia l’associazione «Articolo 21» di Beppe Giulietti, «non si è mai vista nella storia di Rai Corporation una riunione con così tante persone»). Inoltre sopra l’edificio - che quando è stato costruito aveva una componente di amianto poi rimossa - ci sono due torri che sono il terminale di quasi tutti i cellulari di New York. Una circostanza, questa, che ha acceso preoccupazioni tra i dipendenti e seminato interrogativi su un trasferimento poco gradito dal personale e non si sa quanto conveniente dal punto di vista economico.

Se la società cambia pelle, e negli anni anche sede, c’è una figura che negli anni resta un caposaldo di Rai International. È quella di Mario Bona, presidente della consociata nominato ai tempi di Roberto Zaccaria e rimasto in carica dal 1999 fino al 2005. In quell’anno per il dirigente è scoccata l’età della pensione. Ma il suo contratto, da 450mila dollari annui, è stato rinnovato per altri due anni, in prorogatio, fino al luglio 2007, ovvero fino alla nomina di Fabrizio Maffei. Con l’ingresso del nuovo presidente, per Bona è finalmente scattata la pensione. Ma Rai Corporation, società di diritto americano ma interamente finanziata da Viale Mazzini, ha provveduto a tenerlo legato a sé. Come? Inizialmente si era pensato di concedergli un contratto di consulenza alle stesse cifre del suo stipendio. Ma uno dei consiglieri di amministrazione, Rubens Esposito - responsabile degli Affari legali di Viale Mazzini - si è opposto all’ipotesi di confermare emolumenti per 450mila dollari.

Alla fine Bona ha strappato un contratto di consulenza da circa 150mila dollari annui finalizzato alla redazione del bilancio, con scadenza luglio 2008. Ha anche mantenuto «l’appartamento presidenziale» a Manhattan, almeno fino alla fine dell’anno. Una residenza il cui affitto, a carico dell’azienda, si aggirerebbe sugli 8.500 dollari al mese. L’ex presidente, poi, può ancora godere della sua stanza nella sede di Rai International; dell’auto; della segretaria e dei viaggi aerei pagati. Una serie di benefits che, nel momento in cui l’azienda stringe la cinghia e si appresta a varare provvedimenti improntati all’austerity, semina qualche perplessità (anche se dal primo gennaio la consulenza continuerà ma dal suolo italiano). E fa scattare una prima risposta dalla politica.

«Mi rivolgerò al direttore generale affinché faccia chiarezza sulle consulenze ma anche sui trattamenti economici di alcuni big del giornalismo e dell’intrattenimento» attacca il responsabile Informazione di An, Alessio Butti. «Vogliamo sapere chi sono i direttori e i dirigenti posti in ruoli apicali che non fanno nulla e percepiscono lo stipendio. Vogliamo sapere se questo dipende da una situazione di mobbing o di loro indisponibilità ad assumere altri incarichi. Vogliamo sapere anche perché i direttori generali in Rai possono rimanere in carica con stipendi stratosferici. Il punto è: se la Rai è servizio pubblico perché non possono essere resi noti gli emolumenti, gli stipendi, così come avviene per i redditi dei parlamentari? Basta reticenze, è ora di avviare una grande operazione trasparenza sulla Rai».