Pensioni, affondo della Cisl: «Meglio tenersi lo scalone»

Il segretario Bonanni: «Rivedere i coefficienti previsti dalla riforma Dini penalizzerebbe i giovani». Ma Cgil e Uil non ci stanno

da Roma

«Se togliere lo scalone deve creare altri problemi, allora teniamocelo: è meglio del taglio dei coefficienti». Basta un’uscita improntata al buonsenso del segretario cislino Raffaele Bonanni per scatenare gli alfieri del pensiero unico pensionistico. La Cgil, la Uil e persino il ministro del Lavoro Cesare Damiano fanno a gara per ricordare che la correzione dello «scalone» è prevista sia nel documento unitario sulle pensioni siglato dai sindacati, sia nel programma di governo. «Lo scalone va corretto in quanto iniquo - sentenzia Damiano -, il grado di correzione dipenderà poi dalle risorse disponibili».
Eppure Bonanni non dice nulla di così eccezionale da giustificare un simile coro. Il segretario della Cisl si limita a osservare che è stato il governo a porre il problema dello scalone, «e se lo pone con tanta forza, significa che lo vuole pagare. Ma - aggiunge Bonanni - se per risolvere un problema dobbiamo crearne due o tre, allora teniamocene uno. Meglio lo scalone del taglio dei coefficienti», che è una misura particolarmente negativa perché «frega i giovani», che andrebbero in pensione con un assegno molto più basso, rispetto alla retribuzione, di quello attuale. Insomma, per Bonanni è meglio far scattare lo «scalone» il 1° gennaio 2008, portando da 57 a 60 anni il minimo d’età per il pensionamento d’anzianità, piuttosto che cancellarlo, facendone però pagare il prezzo ai giovani: i risparmi dello «scalone» sono infatti cospicui, superando i 9 miliardi annui a regime. «Nessuno scambio fra scalone e coefficienti», precisa infatti in serata.
Il confronto fra governo e parti sociali su pensioni e welfare dovrebbe partire nella seconda decade di febbraio, «dopo il ritorno di Prodi dall’India», prevede il segretario della Cisl. Ma sulla base di quali proposte? Il governo non ha ancora elaborato un piano che soddisfi l’intera maggioranza. «Lo scalone va corretto rendendo meno iniquo un salto di tre anni», ripete Damiano nel corso di un’audizione alla Camera. Ma il quantum della correzione dipende dalle risorse a disposizione, ammette il ministro del Lavoro. È per questo motivo che Bonanni osserva: piuttosto che far pagare ai giovani, con l’aumento dei coefficienti, il prepensionamento dei cinquantasettenni, è meglio tenersi lo «scalone». Se poi il governo trova le risorse senza toccare i coefficienti, la Cisl non pone problemi, tutt’altro. Ma come si trovano 4 miliardi e mezzo nel 2009, 7 miliardi e 200 milioni nel 2010, fino a 9 miliardi dal 2011 in poi?
Né la Cgil né la Uil sembrano porsi il problema di come finanziare il taglio dello «scalone» Maroni. «Per la Cgil conta quello che c’è scritto nel documento unitario sulle pensioni», si legge in una nota della confederazione guidata da Guglielmo Epifani, e in quel documento si parla di «superamento dello scalone». La Uil, con il segretario confederale Domenico Proietti, è dello stesso parere: è il documento unitario quello che conta. «Bisogna eliminare lo scalone, senza procedere alla rivalutazione dei coefficienti», spiega Proietti. Ma il battibecco fra Cisl da una parte e Cgil e Uil dall’altra non si limita alle pensioni. Bonanni chiede infatti a Fiom e Uilm di fare richieste ragionevoli per il prossimo contratto dei metalmeccanici, «perché se la spari troppo grossa, fai tanti scioperi e non raggiungi l’obiettivo». Lunedì, ai direttivi unitari del sindacato, potrebbe volare qualche scintilla.