Pensioni, ai sindacati non piace il «gradone»

«No al salto da 57 a 60 anni». La replica del ministro Maroni: «La riforma non si tocca»

da Milano

Cisl e Uil chiedono al governo che verrà fuori dalle urne del 9 e 10 aprile di abolire il «gradone» per avere la pensione di anzianità, ovvero il passaggio da 57 a 60 anni. È l'età necessaria per il pensionamento anticipato a fronte di 35 anni di contributi previsto dalla riforma che scatterà il 1° gennaio 2008. I segretari generali Pezzotta e Angeletti sostengono che «è necessario eliminare uno scalino ingiusto e bisogna anche rilanciare la previdenza integrativa subito, senza aspettare il 2008».
Ma dopo il «gradone» che innalza i requisiti per l'accesso alla pensione di anzianità, i sindacati chiedono anche l’immediata riforma del Tfr e della previdenza complementare.
«Noi rilanciamo la nostra proposta - spiega Pezzotta - che prevede di superare il "gradone" con processi di gradualità. Dunque in grado di aiutare il sistema, i lavoratori e le imprese». Il leader della Cisl spiega inoltre come sia stato «un grave errore» rinviare la riforma del Tfr e dei fondi pensione, auspicando che si possa far partire la seconda gamba del sistema previdenziale «nei primi 100 giorni del prossimo governo così da valorizzare anche il sistema finanziario italiano».
Dal centrodestra arriva la risposta di Roberto Maroni, padre della riforma, per il quale la legge non si tocca: «Togliere il gradone del 2008 comporterebbe gravi problemi di copertura finanziaria», spiega, dicendosi invece «disponibile» ad anticipare la riforma della previdenza integrativa: «Fosse stato per me - ribadisce - sarebbe già partita. L'unica cosa che farei subito - aggiunge il ministro del Welfare - è riconfermare il superbonus per chi, avendo raggiunto i requisiti per la pensione di anzianità, decide di rimanere al lavoro ancora qualche anno».
Secondo gli ultimi dati forniti dall’Inps, sono oltre 70mila le richieste arrivate per avere il bonus in busta paga tra l'ottobre del 2004 e il marzo del 2006.