«Pensioni: alziamo l’età, ma anche gli assegni»

RomaChi è vicino alla pensione non ne risentirà e potrà programmare il ritiro dal lavoro senza temere sorprese, perché il governo non intende derogare alla linea prudente che si è dato negli ultimi mesi: niente salti in avanti in tempo di crisi. Mille le cautele: tutto sarà deciso con i sindacati e l’innalzamento dell’età pensionabile non potrà che avvenire insieme a contestuale aumento degli assegni. Però, ormai, sulla scorta delle pressioni di Confindustria e delle aperture sindacali, una nuova riforma delle pensioni è entrata a pieno titolo nel dibattito politico. Tanto da far tornare a parlare, dopo mesi di gelo, anche il ministro Maurizio Sacconi e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani.
L’arena è stata ancora una volta il congresso della Cisl. Il ministro del Lavoro ha confermato tutti paletti del governo, ma ha, di fatto, spiegato quale potrà essere il modo per fare accettare un innalzamento dei requisiti per la pensione. «Siamo aperti - ha detto Sacconi - a discutere i modi con i quali occorre da un lato verificare la sostenibilità del sistema rispetto all’andamento demografico e al Pil e dall’altro a individuare i modi per garantire un maggiore potere d’acquisto alle pensioni, soprattutto a quelle basse». Il tutto - come aveva già sottolineato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti - sarà «rimesso al dialogo sociale, senza sorprese, senza creare in alcun modo un clima di incertezza perché, soprattutto in tempo di crisi, le persone che oggi sono prossime alla pensione devono essere garantite».
Il dialogo sociale avrà appunto bisogno di Epifani. E a lui Sacconi ha rivolto l’invito a tornare a dialogare con il governo. «Il Paese in questo momento ha davvero bisogno di tutti: chiedo loro di riflettere e aprirsi al dialogo, prima che con il governo, con le altre organizzazioni rappresentative del lavoro». Appello in linea con lo spirito del congresso della Cisl che si chiude oggi. E con gli appelli all’unità sindacale fatti dal segretario Raffaele Bonanni il primo giorno. Epifani ha risposto non escludendo ritocchi al sistema previdenziale che prevedano la flessibilità, quindi la libertà di scelta e che riprendano le riforme del centrosinistra sui lavori usuranti, ai quali riservare un trattamento di favore. Posizioni che nel governo sono state giudicate da alcuni - il viceministro Adolfo Urso - come un «timido spiraglio» e da altri - il senatore Giuliano Cazzola - «un’apertura nulla». Il fatto, ha spiegato l’esponente del Pdl esperto di pensioni - è che «io non ho sentito dire a Epifani che serve elevare l’età minima».
Quello che è certo è che un intervento sulla previdenza, escluso nell’immediato per non rendere più odiosi gli effetti della crisi, diventerà necessario proprio per colpa della crisi. Un recente studio della Ragioneria dello stato dimostra che nei prossimi anni la spesa per le pensioni peserà un punto di Pil in più sui conti pubblici, per effetto congiunto del calo nella produzione rispetto alle previsioni e per l’inevitabile e costante aumento della spesa previdenziale. Un innalzamento dell’età dovrebbe quindi tamponare gli effetti e riportare in equilibrio la previdenza italiana. Dall’altro lato, i sindacati potrebbero pretendere - e Cgil Cisl, Uil e Ugl già lo stanno facendo - un aumento del potere d’acquisto delle pensioni. Il mezzo per realizzarlo potrebbe essere un vecchio cavallo di battaglia di Sacconi: un nuovo paniere Istat per calcolare l’inflazione, specifico per i pensionati. Gli adeguamenti degli assegni verrebbero così basati su un indicatore più aderente e più ventaggioso.