Pensioni, la Bonino mina il governo

Il ministro offre le sue dimissioni a Prodi contro la riforma
previdenziale. Il premier: resta, hai la mia fiducia. L’esponente
radicale: decida se la mia presenza è utile o almeno compatibile con le
scelte che si appresta a fare. <a href="/a.pic1?ID=193476"><strong>Prodi consegna le pensioni ai comunisti: stangherà gli autonomi</strong></a>

da Roma
Prove tecniche di crisi di governo con la maggioranza che sotto l’effetto delle divisioni interne sul nodo pensioni vede aprirsi ogni giorno nuove crepe. Di scena Emma Bonino, ministro per le Politiche europee e il Commercio estero, che annuncia le proprie dimissioni «di fatto» e Romano Prodi che in fretta e furia, respingendole, rinnova la fiducia nei suoi confronti pur ritenendo «eccepibili» le conclusioni.
Il brusco invito alla riflessione la Bonino l’aveva lanciato nel corso di una conferenza stampa convocata «d’urgenza» per raccontare il contenuto di una lettera inviata ieri pomeriggio a Palazzo Chigi. «Nel contesto in cui siamo - esordisce - ho ritenuto doveroso, necessario e urgente rimettere alla valutazione del presidente del Consiglio se il mio permanere nel governo sia ancora utile o perlomeno compatibile con le scelte che lui si appresta a fare e a comunicarci».
Dichiarazioni pesanti a cui a stretto giro di posta (e sempre per lettera) risponde con parole dolci Romano Prodi: «Questo governo ha ancora bisogno del tuo prezioso aiuto - si legge - e dell’alto contributo etico e professionale che hai da sempre dato alla tua attività. Non intendo quindi neppure prendere in considerazione la tua ipotesi di remissione del mandato che rinnovo pienamente con rinnovata fiducia».
Una stima reciproca visto che la conferenza stampa del ministro Bonino si era aperta ricordando i meriti di Prodi «capace con Tommaso Padoa-Schioppa di risanare i conti pubblici avendo ricevuto in eredità lo sforamento dei parametri» anche a costo di «pagare il prezzo dell’impopolarità». Per poi passare però, rapidamente, dalla carota al bastone: «Oggi il 61,3 per cento della spesa previdenziale va in pensione contro una media Ue del 45,9. Se ci sommiamo quella per malattie e salute arriviamo al 93,3. Vuol dire che rimane ben poco per tutte le altre misure di protezione sociale a favore dei giovani, delle famiglie, delle donne». Un dato che secondo il ministro Bonino vede l’Italia in controtendenza. Con un riferimento chiaro all’ala massimalista della maggioranza: «Vi è il rischio che sotto la spinta e la pressione della sinistra comunista e di alcuni leader sindacali il nostro Paese, intollerabilmente unico in Europa, operi perfino per abbassare l’età pensionistica con relativo aggravamento dei costi complessivi della previdenza». Una posizione, la sua e dei radicali, che è «in linea con le recenti affermazioni dell’Unione europea, della Bce e in ultimo della Banca d’Italia» e a cui il governo sembra non prestar la dovuta attenzione.
Accuse che Prodi nella sua lettera non sembra condividere. A partire dal «peso» di singole parti all’interno del governo, ricordando che «non esiste e non è mai esistita alcuna prevalenza di una componente politica di questa maggioranza sulle altre» e che tale prevalenza «è esistita solo nelle affermazioni interessate dell’opposizione e di alcuni critici che invece di incoraggiare i forti cambiamenti hanno preferito continuare ad alzare l’asticella». Per poi proseguire sulle «prese di posizione di autorità nazionali e internazionali». Osservazioni, precisa Prodi, tenute nel dovuto conto e di cui «valuto continuamente il valore e la portata» ma da bilanciare con le esigenze interne: «È nostro dovere portare avanti il Paese e uscire dalle secche di un’economia asfittica. Governare - scrive Prodi - vuol dire osservare i criteri che i nostri giudici internazionali ci propongono o impongono ma senza mettere in ginocchio un Paese che ha già tanto pagato per un risanamento che perpetuerebbe le situazioni di iniquità contro cui abbiamo sempre lottato». Un punto nodale su cui la Bonino si era soffermata ricordando che tra i dodici punti «non negoziabili» approvati lo scorso inverno dopo la crisi di governo c’era proprio «il riordino del sistema previdenziale» ma «con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse e i giovani». E a cui Prodi, in conclusione della lettera, risponde dichiarandosi fiducioso nella possibilità di «coniugare il rigoroso rispetto dei conti pubblici con la necessità di dare ai cittadini un sistema pensionistico più giusto e solidale».
Parole, quelle di Prodi, politically correct ma da capire quanto capaci di «colpire al cuore» Emma Bonino, che spiegando le ragioni del gesto aveva concluso così: «Con questa iniziativa intendiamo rafforzare le determinazione del presidente del Consiglio a guardare al bene del Paese. Prima che a quello della sua maggioranza».