Pensioni, è caos: e tutti vogliono lasciare il lavoro

Antonio Signorini

da Roma

L’allarme dei sindacati sulla fuga dei lavoratori prende forma nei dati ufficiali dell’Inps. Gli italiani che hanno deciso di andare in pensione di anzianità nei primi sei mesi del 2006 - ha comunicato ieri l’istituto di previdenza - sono stati 128mila e 734. Il 16,4 per cento in più rispetto al primo semestre del 2005 (le domande accolte sono aumentante addirittura del 65 per cento perché l’Inps, a fronte di questo boom di richieste, ha intensificato il lavoro), quando l’unica riforma in vigore era la Maroni con il cosiddetto «scalone», cioè il passaggio da 57 a 60 anni (con 35 anni di contributi) dell’età minima. Un sacrificio, ma almeno una certezza, devono avere pensato alcuni di quei quasi 130mila che ora vogliono mettere al sicuro il diritto al ritiro prima che le regole cambino di nuovo.
In realtà, tra i sindacati si fa strada l’idea che alla fine il governo non farà niente, almeno il prossimo anno. Le ipotesi di eliminazione dello scalone che ogni tanto trapelano dal ministero del Lavoro comportano costi aggiuntivi. Di progetti che portino a risparmi non c’è traccia, se non nella chiusura delle finestre (cioè i periodi trimestrali durante i quali chi ha richiesto la pensione di anzianità può lasciare il lavoro), sempre a patto che non si elimini lo scalone.
Ed è proprio per sgombrare il campo anche dagli ultimi sussulti «rigoristi» che ieri il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni è tornato a parlare di previdenza e conti pubblici, piantando ancora più a fondo i paletti che i sindacati avevano piazzato nel primo incontro con il governo sulla Finanziaria. Le organizzazioni dei lavoratori sono unite, ha spiegato ieri parlando ai direttivi unitari dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, e questa è «una buona cosa da contrapporre alle ambigue richieste di tagli alla spesa corrente che si tradurrebbero immediatamente in attentati alla spesa sociale». Il leader del sindacato cattolico denuncia la mentalità che secondo lui alberga nella maggioranza: un rifiuto pregiudiziale verso la mediazione con le forze sociali. «Una mistificazione», ispirata - sostiene - dai banchieri centrali e dagli istituti internazionali che «non hanno azzeccato nemmeno una previsione sull’economia italiana». «A proposito, siamo ancora in attesa dei dati del Dpef», ha aggiunto riferendosi alla ufficializzazione del miglioramento del Pil e del boom di nuove entrate. La soluzione per Bonanni è il ritorno alla concertazione. Che il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha confermato, assicurano che sulla previdenza «non ci saranno tagli indiscriminati». Ma a Bonanni non basta e rilancia sostenendo che cambiamenti sulle pensioni non dovranno far parte della Finanziaria 2007: «L’eliminazione dello scalone, che noi consideriamo ancora ingiusto, costa 5 miliardi di euro. Se però si deve pensare ad altri risparmi, meglio lasciare le cose così come stanno». Sul tavolo della previdenza ci sono anche le richieste Spi-Cgil, Fnp- Cisl e Uilp, come la parificazione del regime della no tax area. E, sempre sul fronte previdenziale, anche l’Ugl ha deciso di fare pressione sul governo organizzando per il 21 settembre un sit in.
Sforzi inutili se il governo deciderà - come sembra sempre più probabile - di non tirare la corda. Un possibile percorso lo ha delineato il presidente della Commissione Bilancio del Senato Enrico Morando. Esistono - ha spiegato l’esponente liberal dei Ds - soluzioni che consentono di superare lo scalone «secondo principi di maggiore equità». Lo scalone, in sintesi, si potrebbe eliminare subito. La definizione dei nuovi criteri per accedere all’anzianità potrebbe essere rinviata. Il cerino, in sostanza, passerebbe a chi preparerà la Finanziaria 2008 e dovrà coprire i mancati risparmi dello scalone. Che l’ipotesi di non toccare niente faccia parte delle ipotesi in campo, è confermato anche dalla preoccupazione di Paolo Cento, sottosegretario all’Economia ed esponente dei verdi. «È giunto il momento di assumere una decisione chiara sulla riforma delle pensioni», ha detto commentando i dati Inps sulla fuga dei lavoratori. Secondo Cento il governo si dovrà attenere al programma dell’Unione «che prevede l’eliminazione dello scalone e nessun intervento coercitivo sull’età pensionabile».