Pensioni, dalle toghe altolà al Guardasigilli

da Roma

Non vogliono sentir parlare di abbassamento dell’età pensionabile. Chiedono i soldi tagliati dalla Finanziaria dello scorso anno. E stipendi adeguati alla riforma del sistema giudiziario. I magistrati hanno esposto le loro richieste economiche al ministro della Giustizia Clemente Mastella: «Dati oggettivi, non rivendicazioni», chiarisce al Giornale il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Nello Rossi.
E Mastella è sembrato venire loro incontro. Ha risposto per esempio alle indiscrezioni di stampa sulla riduzione a 70 anni della soglia per la pensione. I magistrati ora possono lasciare a 75 anni, ma l’età pensionabile potrebbe essere ridotta dalla finanziaria. L’Anm chiede di «evitare bizzarrie e continue altalene sull’età pensionabile». L’ipotesi dell’uscita a 70 anni, chiarisce l’associazione nazionale magistrati, sarebbe «inutilmente onerosa» e «incomprensibile sotto il profilo della spesa pubblica». Eventuali discussioni sul limite anagrafico per i magistrati rischiano di essere anche condizionanti «per la nomina dei vertici di importanti uffici giudiziari (a cominciare dalla Corte di cassazione)».
Un cambiamento simile sarebbe «ingestibile e comporterebbe dei costi enormi», ha chiarito anche Mastella. Perché «significherebbe mandare a casa, nel giro di pochissimi mesi, circa settecento magistrati che, tenuto conto dei tempi di svolgimento dei concorsi, potrebbero essere rimpiazzati solo dopo alcuni anni». Il guardasigilli ha anche promesso di chiedere al Consiglio superiore della magistratura di «bandire un nuovo concorso per cinquecento posti».
Ma la Finanziaria è ancora in fase iniziale di discussione. E un’altra questione in bilico è l’adeguamento della busta paga. «I magistrati - spiega Rossi - hanno un meccanismo di adeguamento triennale: riceviamo un aumento pari alla media degli aumenti del pubblico impiego». In questo modo si evita una contrattazione magistrati-governo. Nella prima finanziaria firmata Prodi, però, è stato deciso di «ridurci l'adeguamento del 30% per due anni, nel 2007 e nel 2008». In questo modo, rivendica l’Anm, «i magistrati italiani hanno contribuito al risanamento dell’economia del Paese due volte». La prima, come tutti, «pagando imposte più elevate», e la seconda, appunto, con questo «prelievo straordinario del 30%».
Quella decisione del «doppio prelievo» fu presa «in un momento di crisi economica e finanziaria - ricorda Rossi - ma ora la situazione appare diversa. Chiediamo dunque di eliminare questo prelievo aggiuntivo per il 2008 in questa Finanziaria».
Infine l’altra richiesta per Mastella dai magistrati è il ripensamento del «trattamento economico alla luce del nuovo ordinamento giudiziario». Prima «si poteva diventare magistrati a 25, 27 anni, in futuro accadrà a 30-32, perché si chiede ai giovani un’altra trafila e altre qualifiche - spiega il segretario dell’Anm -. La retribuzione dovrebbe considerare questo cambiamento».
Ha chiesto al governo di «tenere presenti» i problemi dei magistrati anche il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che prega di «non aggiungere difficoltà a difficoltà». L’organo di governo dei magistrati dovrà infatti ora occuparsi delle sostituzioni dei giudici «che hanno coperto un incarico direttivo nello stesso ufficio per 8 anni», e quindi decaduti per quel posto secondo la controriforma Mastella.