Pensioni, Dini avverte Prodi: "Non voto l'abolizione dello scalone e non sarò solo"

L'aut-aut del senatore ex premier a Prodi: "Se il governo vuol mandare avanti il provvedimento sulle
pensioni come sembra, deve sapere che molti altri senatori voteranno contro&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=190491">Berlusconi: &quot;A Palazzo Madama molti pronti a lasciare il premier&quot;</a></strong>. L'incontro sulle pensioni minime slitta a lunedi

Roma - "No, assolutamente no". Con queste parole, Lamberto Dini, intervistato dal Gr3, nega di essere tra i senatori del centrosinistra "corteggiati" da Berlusconi e pronti a passare con il centrodestra. Ma il senatore ribadisce le sue critiche all’abolizione dello scalone: "Qui si tratta di una questione specifica: se il governo vuol mandare avanti il provvedimento sulle pensioni così come sembra, deve sapere che ci sarà un numero di senatori, non tre o quattro, che voteranno contro quel provvedimento". Dini accusa la sinistra radicale di avere, sulle pensioni, "posizioni estremamente rigide". "Siccome le loro posizioni sono irragionevoli certamente il governo non le potrà accettare: se le accettasse provocherebbe una rivoluzione nel resto della sua maggioranza che rappresenta l’80 per cento del totale".

Il consiglio che Dini dà a Prodi è quello di "convertire" l’estrema sinistra : "Se riesce in quest’opera il governo supera la prova e potrà andare avanti e cercare di far approvare provvedimenti che siano apprezzati dalla nostra gente, in modo da recuperare i consensi che il governo ha perso".

"No a un gruppo separato ma..." "Non intendo assolutamente fare gruppi separati». Lamberto Dini parla chiaro e non nasconde che molti senatori liberal-democratici la pensano come lui. Per fare tre nomi Treu, Follini, Polito. «Non so se le mie saranno posizioni vincenti ma coloro che le condividono sono senatori di impostazione liberal-democratica e sono così numerosi che potremmo anche fare un gruppo. Ma non intendo farlo. Intendo rimanere nella maggioranza e battermi per quelle che ritengo essere le cose necessarie per le future generazioni nell’interesse generale dell’Italia" dice ancora l’ex premier.

Sangalli: "L'Italia non può abolire lo scalone" L’Italia non si può permettere di abolire lo scalone e non toccare i coefficienti nell’ambito della riforma delle pensioni. I costi sarebbero elevati e dovrebbero essere attinti da risparmi nella spesa pubblica. È la posizione del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che, a margine di un convegno sull’ambiente, esprime "forti dubbi" sul confronto tra governo e parti sociali sulle pensioni. "Guardando al confronto sulle pesnioni abbiamo forti dubbi. Perchè rimettere in discussione lo ’scalonè - spiega Sangalli - e rinviare la revisione dei coefficienti di trasformazione costa e costa anche tanto. Reggerà il principio del Dpef secondo cui tutto ciò dovrebbe essere compensato con risparmi all’interno della spesa previdenziale". Sangalli ricorda, tornando sull’abolizione dello scalone, che "bisogna tener conto che l’età aumenta e che già in tutti i paesi europei l’età pensionabile si allunga".

Spostato a lunedì il confronto sulle pensioni minime Il confronto tra governo e sindacati per definire la platea a cui destinare le risorse per l’aumento delle pensioni più basse slitta a lunedì. Secondo quanto si apprende, l’incontro, programmato per domani mattina nella sede del ministero del Lavoro, è stato rinviato per impegni di calendario dei sindacati e, in particolare, della Cisl.