Pensioni, ecco l’ultima mossa sullo scacchiere dei conti

Roma Pensioni, stipendi pubblici, privatizzazioni e lotta all’evasione per quanto riguarda l’abbattimento del debito, lavoro e giustizia per ridurre il gap di competitività che grava sull’Italia. L’ultimatum dell’Europa ieri ha riportato d’attualità i temi non molto diversi da quelli toccati dalla lettera della Bce, quella che indicava a grandi linee dove doveva intervenire l’Italia per rassicurare i mercati. Difficile dire se il governo stia già lavorando a misure da aggiungere a quelle pro sviluppo alle quali sta lavorando il ministro Polo Romani. Perché, spiegavano ieri fonti ministeriali «la partita a questo punto è politica e a giocarla è Silvio Berlusconi».
Considerazione fatta pensando alle pensioni, capitolo pesante della spesa pubblica (la fiscalità generale si fa ancora carico di pagare una buona parte delle pensioni retributive, per le quali i contributi non sono sufficienti), sul quale grava il no a interventi da parte della Lega Nord. Ma anche la riforma che l’Europa ci chiede con maggiore insistenza. Torna d’attualità l’innalzamento dell’età delle pensioni di vecchiaia delle donne, sul modello delle dipendenti pubbliche, quindi subito a 65 anni. Ma un segnale ai mercati ancora più netto sarebbe quello di abolire un’altra anomalia italiana, le pensioni di anzianità, lasciando solo quelle di vecchiaia.
Sul mercato del lavoro gli interventi rimasti nel cassetto sono pochi, praticamente solo l’abolizione dell’articolo 18, quello che stabilisce l’obbligo di reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa. Una peculiarità italiana, alla quale i sindacati non vogliono rinunciare e che alle imprese non interessa poi tanto. L’altra ipotesi di intervento drastico - direttamente presa dalla lettera della Bce - è il taglio degli stipendi per i dipendenti pubblici, indicazione che il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, ma anche quello dell’Economia Tremonti si rifiutarono già allora di prendere in considerazione.
Con il vertice Ue del fine settimana scorso, diventano sempre più probabili gli altri interventi ai quali il governo stava studiando per il decreto sviluppo, in particolare l’accordo con la Svizzera che darebbe 20 miliardi una tantum (da usare per lo sviluppo o per ammortare il debito) e due miliardi di euro all’anno a regime.
Anche qui la partita è aperta e la misura del clima la danno i titoli delle agenzie stampa che ieri riportavano un intervento di Giorgio Stracquadanio: «Si ragiona su una mozione di sfiducia a Tremonti». Solo «una provocazione», ha poi precisato il deputato del Pdl che però conferma una «forte pressione parlamentare». Più precisamente: «faremo proposte e poi condizioneremo il voto di fiducia all’approvazione di queste proposte». E se questo significherà fare cadere il governo? «Sarà solo colpa di Giulio Tremonti. Quando arrivano proposte dal Pdl è solo lui ad opporsi».