Pensioni, il governo barcolla sullo scalone

Nell'Unione continua il braccio di ferro tra moderati e radicali. Rutelli: &quot;Impossibile che la mediazione penda verso il Prc&quot;. Diliberto: &quot;Rischio crisi&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=191357">Tagli alle tasse solo agli immigrati</a></strong>. <a href="/a.pic1?ID=191349" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Rifondazione lotta per gli operai ma loro non si iscrivono più</font></strong></a><font color="#333333">. Spunta una <a href="/a.pic1?ID=191348" target="_blank"><strong>nuova tassa per i pensionati Inpdap</strong></a></font>

Roma - Schermaglie. Il confronto interno alla maggioranza sulla riforma previdenziale è tutto dialettico. Ogni partito e, all’interno di ogni partito, ogni esponente si affanna per piantare la propria bandiera sulla proposta in fase di elaborazione a Palazzo Chigi.
È il caso del leader della Margherita, Francesco Rutelli. «Mi sembra impossibile», ha detto al Sole 24 Ore, «che la mediazione sulle pensioni possa pendere verso le richieste di Rifondazione perché andremmo contro il nostro programma». Se il Prc dovesse ingaggiare una nuova battaglia di principi come nel ’98, ha aggiunto il vicepremier, «il mancato accordo sul piano politico significherebbe solo che dal primo gennaio scatta lo scalone». E, soprattutto, dopo il governo Prodi «ci sarebbero le elezioni». Punto.
Rutelli, però, ha ammesso di credere che «ci sia lo spazio per una soluzione unitaria». Basterà leggere il programma dell’Unione per il verso giusto e si troverà un’intesa sull’innalzamento graduale dell’età pensionabile («anche per le donne»), sulla revisione dei coefficienti e su «criteri seri e selettivi» per l’esclusione dei lavori usuranti. Le risorse? Si recupereranno dalla SuperInps e non da nuove tasse. Così spera il numero uno dei Dl che ha già spostato il confine più in là, più a destra: sul manifesto per Veltroni, una piattaforma che riconosca il ruolo delle imprese come «perno della rinascita del Paese».
Dall’altra parte c’è la sinistra radicale. Il ministro Paolo Ferrero non vuole fare sconti: «Rutelli non può pensare che la questione delle pensioni si possa dimenticare». Il rutelliano Matteo Renzi gli risponde che «è contro la logica negare i diritti dei giovani».
Il vero problema è il timore di scomparire della sinistra-sinistra che Eugenio Scalfari ha racchiuso nel paragone Bertinotti-Storace. Il segretario del Prc, Franco Giordano, invece, ha intenzione di illustrare la sua proposta a Prodi: un solo scalino a 58 anni e incentivi per restare al lavoro. D’altra parte, secondo Rifondazione, «non c’è nessuna emergenza economica» perciò l’aggravio di spesa è sostenibile. Tra l’ipotesi-Giordano e il mix scalini/quote le differenze non sono insormontabili. Accordarsi si può.
Tanto più - è il retropensiero comunista - che sarebbero gli operai a doversi esprimere sulla proposta dell’esecutivo di modo che il Prc e il resto della sinistra radicale, in ogni caso, sarebbero redenti da ogni errore o omissione. Allo stesso modo, la Sinistra democratica di Mussi non accetterebbe l’aumento dell’età per il conseguimento delle pensioni di vecchiaia femminili: la proposta è sgradita alle cellule del partito nella Cgil. «Si rischia davvero la crisi», ha commentato il segretario del Pdci Diliberto, che ha stigmatizzato le aperture di Fassino e D’Alema all’innalzamento dell’età pensionabile («vergognoso che si dicano di sinistra»).
Di fronte a tutto questo bailamme al diessino Chiti non è rimasto che chiedere il solito «scatto d’orgoglio». Anche se poi bisognerà vedere al Senato come scatteranno i duri e puri radicali (Turigliatto, Giannini, Rame eccetera) o i riformisti riuniti attorno a Lamberto Dini.
Una precisa sintesi l’ha fatta il segretario federale della Lega, Umberto Bossi: «Alla fine troveranno un accordo piuttosto che andare a casa». D’altronde la nascente Cosa rossa sa bene che il governo Prodi è il migliore dei mondi possibili. E lo sa anche il radicale Marco Pannella che ha invitato il premier a fare «coraggiosamente come Craxi con la scala mobile».
Secondo il presidente di An, Gianfranco Fini, «o qualcuno perde la faccia o è impossibile conciliare gli opposti» e dunque ci sarà la crisi. Anche il leghista Maroni vede nelle tesi rutelliane l’immagine di «un governo in stato confusionale» e «la conferma che il programma dell’Unione è stata una colossale presa in giro». Maurizio Sacconi (Fi), ha infatti notato che tutte le proposte sul tavolo sono onerose, mentre «l’unica cosa che conta è lasciare lo scalone in modo da favorire la spesa per le pensioni dei soggetti più deboli». Altri come l’udc Luca Volonté hanno accolto favorevolmente la disponibilità alla trattativa dimostrata nell’intervista al Giornale dal segretario Cisl Bonanni. «Finalmente apre i giochi sulle pensioni», ha detto. Sembra l’uovo di Colombo, ma le pensioni dovrebbero essere affare di governo e sindacati più che dei partiti.