Pensioni, il governo rinvia ancora

La sinistra prende tempo: dopo il faccia a faccia con le parti sociali il ministro Damiano fa sapere che non ci sono proposte in merito alla revisione dello &quot;scalone&quot;. Metà del tesoretto servirà ad alzare le pensioni più basse. <strong><a href="/a.pic1?ID=186068">Ma nella maggioranza si continua a litigare</a></strong> su come usare le risorse. Epifani: &quot;Il governo non può aspettare il 31 dicembre per dirci cosa vuol fare dello scalone&quot;

Roma - Il governo prende tempo e rinvia ogni decisione in merito alla tanto attesa riforma delle pensioni. Al termine del confronto con le parti sociali sul Dpef, coordinato dal premier, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, non ha avanzato proposte in merito alla revisione dello "scalone", il meccanismo previsto dalla riforma Maroni che entrerà in vigore dal primo gennaio 2008 portando l’età per le pensioni di anzianità da 57 a 60 anni fermo restando il requisito dei 35 anni di contributi versati. Si profila, dunque, l’ipotesi di un rinvio dei temi più caldi. A partire dallo scalone fino ai coefficienti. Damiano comunque fa sapere che più della metà dell’extragettito relativa alla quota da destinare ai tavoli di concertazione (2,5 miliardi) sarà destinata per rivalutare le pensioni più basse. Lo ha affermato il ministro del Lavoro nel corso dell’incontro tra Governo e parti sociali. Damiano ha specificato che per rivalutare le pensioni saranno stanziati 1,3 miliardi di euro. E il provvedimento riguarderà una platea di oltre due milioni di pensionati. Damiano ha anche confermato che le risorse nette da utilizzare per i vari tavoli sono 2,5 miliardi di euro. Un'altra parte del tesoretto, 600 milioni circa, dovrebbero essere destinati ai giovani.

Letta: "Sistema già riformato, solo aggiustamenti" Alla domanda sullo strumento che il governo intende utilizzare per abolire lo scalone e in che tempi, il sottosegretario Enrico Letta ha ribadito: "Il governo intende raggiungere l’accordo con i sindacati entro il 28 giugno e trasferirne i contenuti nel dpef: lì dentro ci sarà l’indicazione del percorso".

Epifani: "Ora il governo dica cosa vuole fare" Dopo tante "incertezze" e "indiscrezioni" il Governo ha il dovere "di dire qual è il quadro" generale sulla previdenza, perché "non si può arrivare al 31 dicembre per sapere se lo scalone resta o no". Lo ha affermato il segretario generale generale della Cgil, Guglielmo Epifani, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi.

Angeletti: "Il Governo cancelli lo scalone" "Non importa dove e come troverà le risorse per farlo, ma devono cancellarlo". Lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "Non me ne frega nulla dove prenderà i soldi, lo deve abolire e basta". Il leader della Uil ha inoltre sottolineato che "la trattativa è molto difficile. Non la vedo così semplice come può sembrare".

Bonanni: "Preoccupa l'idea di accorpare gli enti previdenziali" L’ipotesi prospettata dal governo di utilizzare le risorse derivanti dai risparmi degli enti previdenziali per modificare lo scalone della legge Maroni "mi pare un’affermazione vuota sia dal punto di vista tecnico che finanziario". Lo afferma il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, mettendo piuttosto in guardia dal rischio dei costi di una tale operazione. "Se dovessimo fare subito l’accorpamento degli enti previdenziali - dice - addirittura servirebbero più soldi". Quindi per il leader della Cisl, "non va bene né nel merito, nè nel metodo: è una ipotesi davvero molto, molto preoccupante".