Pensioni, gli italiani i più preoccupati in Europa

Indagine del «Financial Times»: i cittadini dell’Unione Europea disposti a orari di lavoro più lunghi. Unica eccezione: gli spagnoli

da Milano

Forse non saranno stakanovisti ma si dichiarano disponibili, almeno a parole, a lavorare più di quanto previsto dai contratti nazionali. Ebbene gli italiani, così come anche i lavoratori dei principali Paesi dell'Unione europea, sono favorevoli agli orari di lavoro prolungati e contrari a provvedimenti che fissino per legge l'orario minimo.
È quanto riferisce un sondaggio effettuato dall'istituto di ricerca Harris per conto del Financial Times, i cui risultati sono stati pubblicati dal quotidiano finanziario londinese. Il campione di diecimila lavoratori intervistati tra Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna ha dato risposte sorprendenti. Secondo la ricerca, contro i limiti di orario imposti dai governi nazionali si sono espressi il 43% degli italiani, il 52% dei francesi e dei britannici e il 62% dei tedeschi. La ragione, spiega il Financial Times, sta nel timore della concorrenza dei Paesi emergenti come la Cina e l’India. Solo gli spagnoli (72%) si dichiarano indisponibili a lavorare più del dovuto. Quasi scontato invece il sì a «più lavoro» da parte degli imprenditori. Ft cita alcuni estimatori dell’orario prolungato: dall'amministratore delegato di Volkswagen, Bernd Pischesrieder, che continuerà a produrre la Golf fuori dalla Germania fino a che il limite dell'orario non passerà dalle 28,8 ore alle 35 settimanali, e la socialista francese Segolene Royal, probabile prossima candidata per la corsa all'Eliseo, che a giugno si è espressa contro il limite delle 35 ore. Gli italiani sono invece seriamente preoccupati per il futuro della loro pensione.
Sempre secondo il sondaggio, il 72% è ansioso di conoscere le modalità del loro passaggio alla pensione in un momento in cui la riforma Maroni ancora non è andata a regime e il governo appare intenzionato a mettere mano alla legge varata dall'esecutivo Berlusconi. Preoccupati per possibili cambiamenti dei parametri pensionistici, sono anche i tedeschi (circa il 45%), gli spagnoli con una percentuale di poco inferiore, i britannici (41% circa) e i francesi (36-37%).