Pensioni, l’Unione europea sale sullo scalone

da Roma

I governo deve applicare le riforme delle pensioni in vigore, cioè la Dini e la Maroni. Al massimo potrà decidere i tempi di applicazione, ma il mutamento del sistema previdenziale italiano deve continuare. Questo, in sintesi, il nuovo richiamo dell’Unione europea che è arrivato in un momento particolarmente delicato: alla vigilia del confronto tra l’esecutivo e i sindacati e nel mezzo dell’offensiva dei radicali.
Il quadro generale è quello del rapporto sul Programma di stabilità messo a punto dal commissario per gli Affari economici Joaquin Almunia, che è stato ufficializzato ieri. E che contiene un via libera alle misure per controllo dei conti pubblici nel 2007. Il documento invita l’Italia a ridurre il debito e a realizzare le riforme previdenziali. Impegno che il presidente del Consiglio Romano Prodi ha detto di voler mantenere: «I conti sono in ordine, nei prossimi giorni proseguiremo a ritmo sempre più veloce». Ma il riferimento è ad altre riforme, cioè al nuovo pacchetto di liberalizzazioni che approderà domani al Consiglio dei ministri e non alla previdenza. Che rimane però la prima delle preoccupazioni di Bruxelles. L’Italia deve «applicare pienamente la riforma delle pensioni adottata per evitare significativi aumenti nella spesa legata all’invecchiamento». Il richiamo - ha aggiunto il commissario - «è riferito all’intero periodo coperto dal programma di stabilità», fino al 2011. Un richiamo ancora più netto a innalzare l’età pensionabile è arrivato dal rappresentante italiano nel board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi: «È un errore dire che l’età non si tocca. L’Italia non si può permettere questo lusso, in Germania si va in pensione a 67 anni, in Svezia a 65».
La precisazione di Almunia sembra ritagliata su misura sulla sostituzione dello scalone della Maroni (età pensionabile da 57 a 60 anni dal 2008) con un innalzamento graduale, con i cosiddetti «scalini». Che è anche la soluzione sempre più probabile. Un po’ perché la meno sgradita ai sindacati e un po’ perché dal governo continuano a venire segnali in questo senso. Il viceministro all’Economia Roberto Pinza, dopo aver rimbrottato Almunia (la previdenza, «sono fatti nostri») ha confermato che si stanno valutando varie ipotesi, tra le quali «anche quella della gradazione». Una soluzione che va bene a Confindustria: «L’età lavorativa sicuramente deve essere aumentata. Certo, lo dovremo fare nella maniera più morbida possibile», ha detto il vicepresidente Alberto Bombassei. E che non è più un tabù per i sindacati. Disponibile la Cisl: «Se il problema è quello 0,7 per cento di Pil», cioè il buco nei conti che si creerebbe con la cancellazione dello scalone - ha spiegato il segretario generale aggiunto Pier Paolo Baretta nel corso di un seminario organizzato dalla fondazione Economia reale di Mario Baldassarri - «il governo ce lo deve dire chiaramente. Il sindacato è disponibile a discuterne». L’importante è che non si riducano i coefficienti di trasformazioni previsti dalla legge Dini. La verifica, ha osservato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, «è stata già fatta. Ci hanno detto che i conti erano a posto e nessuno ha obiettato nulla». Né la maggioranza né l’opposizione di allora, cioè il centrosinistra. Anche il segretario generale della Uil Luigi Angeletti ha escluso la revisione dei coefficienti. Ma per il momento, la Uil punta tutto sugli incentivi come il superbonus della riforma Maroni oppure su aumenti progressivi delle rendite per ogni anno di rinvio della pensione. «Bisogna puntare ad aumentare l'età solo con incentivi. Vedrete, funzioneranno», ha assicurato. L’Ugl di Renata Polverini rimane contro ogni ipotesi di «fare cassa» con i soldi dei pensionati. Ancora una volta il centrodestra ha espresso scetticismo verso le alternative allo scalone. «Ogni anno sotto i 60 anni - ha spiegato Roberto Maroni, ex ministro del Welfare, autore della riforma e attuale capogruppo della Lega Nord alla Camera - costerà tre miliardi all’anno». Maurizio Sacconi ha presentato le cinque proposte di Forza Italia per completare la riforma Maroni. E sono previsti incentivi, ma per portare l’età pensionabile dell’Italia a livelli europei. L’intenzione è di usare i coefficienti per «incoraggiare il libero prolungamento del lavoro oltre i 62 anni». Previsto anche un reddito minimo garantito per i pensionati e agevolazioni alle lavoratrici madri. E una diversa riforma del Tfr, il cui cuore è la possibilità per il dipendente di usare le quote accumulate per acquistare azioni dell’impresa per la quale lavora.