Pensioni, l’Unione prende tempo sullo «scalone»

«La spesa per pensioni in rapporto al pil continuerà a crescere nel medio lungo periodo per effetto dell’invecchiamento demografico, fino a raggiungere il suo punto di massimo nell’intervallo 2035-2040, con un incremento rispetto al livello del 2005 di circa 1,2 punti percentuali». Il Dpef lancia un allarme sull’incidenza della spesa per le pensioni sul pil che nel periodo di previsione continuerà ad attestarsi poco sopra il 14% del prodotto interno lordo. Dai 207 miliardi stimati per quest’anno si salirà ai 246 miliardi previsti per il 2011. L’unico modo per raggiungere un punto di equilibrio, secondo il documento predisposto dal ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, è «l’allargamento della popolazione attiva». Ossia aumentare la partecipazione dei cittadini al mercato del lavoro anche quando abbiano raggiunto i limiti di anzianità previsti per ritirarsi. Forse anche per questo motivo sull’abolizione del cosiddetto «scalone» (l’aumento dell’età pensionabile con 35 anni di contributi da 57 a 60 anni dal 2008 previsto dalla riforma Maroni; ndr) il Dpef sorvola. «Il superamento della discontinuità comporterà in ogni caso la necessità di reperire i mezzi necessari alla copertura». Un modo come un altro per non mantenere una promessa.