Pensioni, l'Ocse boccia ancora l'Italia: "Tempi troppo lunghi per le riforme"

Secondo il rapporto dell'organizzazione la previdenza è migliorata, ma va accelerato il cambiamento. In futuro gli assegni perderanno il 22% del valore. Consigli al governo: "Aumentare l'età pensionabile e adeguare le cifre di chi si ritira prima". L'esecutivo contesta i dati

Roma - Le riforme delle pensioni in Italia hanno migliorato il sistema previdenziale, ma i tempi per l’applicazione sono troppo lunghi. È quanto afferma l’Ocse nel suo rapporto sulle pensioni pubblicato oggi nel quale sottolinea come il sistema contributivo introdotto dalla legge Dini nel 1995 vada a regime pienamente solo nel 2017. L’Ocse si basa sulla legislazione attuale e quindi tiene conto sia dell’aumento dell’età per la pensione di anzianità nel 2008 prevista dalla legge Maroni (da 57 a 60 anni) sia della revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo prevista dalla legge Dini. L’Italia resta il paese Ocse con i contributi pensionistici più alti (il 32,7% della retribuzione fino al 2006 contro una media Ocse del 20%).

Aumentare l'età pensionabile Aumentare l’equità tra i lavoratori che vanno in pensione a età differenti prevedendo assegni più leggeri per chi si ritira prima e più pesanti per chi lascia il lavoro più tardi: è quanto auspica l’Ocse nel suo rapporto sulle pensioni. Nel documento si sottolinea come aumentare l’età di pensionamento migliori la sostenibilità finanziaria del sistema. Il rapporto sottolinea come la maggior parte dei Paesi Ocse preveda il ritiro dal lavoro per gli uomini a 65 anni e come la Francia sia il Paese con l’età di pensionamento più bassa a 60 anni (per l’Italia dal 2008 i 60 anni per gli uomini scattano solo in caso di 35 anni di contributi con la pensione di anzianità). L’Ocse sottolinea anche come diversi Paesi come l’Australia, Belgio, Portogallo e Regno Unito stia riequilibrando le età di pensionamento tra uomini e donne mentre siano rimasti solo in quattro i Paesi (oltre l’Italia il Messico, la Polonia e la Svizzera) che prevedono di avere età diverse di ritiro tra uomini e donne anche nel lungo periodo.

I dubbi dell'Italia Il rapporto dell’Ocse sulle pensioni pubblicato oggi è stato accettato dai paesi membri a eccezione dell’Italia che ha espresso "seri dubbi" sull’adeguatezza dei dati e quindi sulla comparabilità dei risultati. È quanto si legge nella presentazione del rapporto stesso nel quale si sottolinea che i dati di base sull’età di entrata nel mercato del lavoro e sulla durata della vita lavorativa secondo l’Italia sono diversi da quelli utilizzati a livello europeo e differiscono dalle norme del mercato del lavoro italiano. "L’Italia pensa - si legge nel Rapporto - che le interpretazioni basate su questi dati possano essere fuorvianti".

Pensioni più basse del 22% I lavoratori dei paesi industrializzati dovranno risparmiare di più perchè dopo l’approvazione di riforme previdenziali riceveranno in futuro una pensione più bassa del 22%. Il calo sarà invece del 25% per le lavoratrici. L’Italia è tra i paesi dove la pensione si alleggerirà in un range compreso tra il 15 e il 25%. È quanto afferma il rapporto dall’Ocse, che indica i livelli di riduzione della "pensione attesa" nei vari Paesi. Per l’Ocse solo in Ungheria e Regno Unito si registrerà un aumento della pensione futura mentre in Francia, Germania, Italia, Giappone e Svezia i benefici futuri saranno tagliati tra il 15 e il 25%. In Messico e in Portogallo la riduzione sarà superiore al 30%.