Pensioni, Montezemolo: sto con Padoa-Schioppa

Il leader di Confindustria: «Situazione anomala». La sinistra accusa: sarà scontro col sindacato. Prodi: l’accordo è vicino

da Roma

Sulle sponde del Nilo, Fausto Bertinotti ritrova il suo passato da sindacalista, e avverte il governo: «Non si può affermare che bisogna aumentare le pensioni minime e, al contempo, ridurne il rendimento con i coefficienti: il rischio - dice il presidente della Camera dal Cairo - è che si vada verso una pericolosa contrapposizione fra governo e sindacato. È l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno». Bertinotti è la punta di diamante di un’offensiva della sinistra nei confronti di Tommaso Padoa-Schioppa, accusato di pensare troppo ai conti pubblici e troppo poco allo «scalone».
Nelle critiche al ministro dell’Economia, a Rifondazione si affianca la Sinistra democratica mussiana. «È mai possibile - attacca Gavino Angius - che l’azione politica debba essere sottoposta alla verifica contabile da parte dei tecnici»? Fabio Mussi chiede esplicitamente una proposta sulle pensioni in Consiglio dei ministri. Mentre il verde Paolo Cento propone che i risparmi previdenziali vengano utilizzati per garantire una pensione ai precari.
Se il fronte che si oppone, da sinistra, al ministro dell’Economia appare assai agguerrito, dal partito del rigore non arriva alcun sostegno a Padoa-Schioppa. Tanto che deve intervenire il presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, per rilevare con preoccupazione e stupore il «silenzio assordante» della politica intorno alla posizione assunta dal ministro sulle pensioni, «che giustamente sottolinea - spiega Montezemolo - la forte anomalia della situazione italiana rispetto al resto d’Europa». Quanto si parla di mancanza di risorse per gli investimenti e le infrastrutture del Paese, rileva il presidente della Confindustria, non si può fare a meno di pensare a quanto incidano «il costo e il peso delle pensioni» rispetto al resto d’Europa. «Sui conti del Paese condividiamo la linea di Padoa-Schioppa», conclude Montezemolo.
Che il confronto sulla previdenza sia molto arduo l’ammette anche Romano Prodi. «La trattativa è complessa e difficile - spiega alla radio il presidente del Consiglio - ci saranno anche giorni di riunioni che la gente non ama, ma posso assicurare che troveremo l’accordo. Il problema - aggiunge - non è lo scalone o il non-scalone, ma come garantire un sistema di sicurezza sociale che è il bene più prezioso per gli italiani. Non abbiamo ancora concluso, ma sono ottimista». Anche sul contratto del pubblico impiego, settore nel quale il sindacato ha proclamato uno sciopero generale per il prossimo 1° giugno, Prodi spera che «con un ultimo giro di cacciavite» ci si possa accordare con i sindacati.
Un ottimismo, quello di Prodi, che non convince i sindacati. «È positivo che il presidente del Consiglio si ponga questi problemi, ma sulle pensioni - osserva il leader della Cisl, Raffaele Bonanni - chiediamo che il governo si presenti con una sola opinione, e sia Prodi ad esprimerla». Bonanni sollecita dunque un chiarimento, diversamente non si può escludere la possibilità dello sciopero generale, soprattutto se il governo insisterà a modificare i coefficienti di rivalutazione. «Gli auspici non bastano», rileva la Cgil, e «alle parole devono seguire comportamenti coerenti», osserva la Uil. «L’ottimismo di Prodi - afferma il segretario dell’Ugl, Renata Polverini - ci lascia perplessi».
Le diplomazie sono al lavoro, ma il quadro resta molto complicato. Lo stesso Prodi deve rilevare che sui conti pubblici i margini di manovra sono esigui. «La riduzione del deficit di mezzo punto percentuale l’anno è un obbligo assunto con l’Europa - spiega - e dunque parte del tesoretto andrà a questo fine; se così non fosse - aggiunge - sarebbe non un tesoretto ma un tesorotto». I due miliardi e mezzo, o poco più, che rimangono saranno spesi «un terzo a favore delle imprese, e due terzi per le categorie più deboli». Ecco perché, conclude Prodi, adesso non c’è spazio per tagliare l’Ici prima casa.