Pensioni, Prodi accelera ma non sa dove andare

da Roma

Manca meno di un mese alla presentazione del Dpef, che secondo l’impegno preso dal ministro Padoa-Schioppa dovrebbe essere pronto per il 28 giugno. Così, la maggioranza - riunita in vertice a Palazzo Chigi con Romano Prodi - decide di «accelerare su alcuni progetti di riforma, relativi alle pensioni, alle leggi sul lavoro e sulla competitività, valorizzando il principio della collegialità». Questa è la nota, tanto breve quanto generica, che conclude la riunione convocata dal premier «in vista dei provvedimenti da prendere sulla distribuzione del surplus fiscale (il vituperato tesoretto), le riforme istituzionali e dello stato sociale».
Accelerare, dunque, è la parola d’ordine. Ma - soprattutto per quanto riguarda le pensioni - verso quale esito, quale soluzione? Non certo quella indicata dal governatore di Bankitalia Mario Draghi, favorevole ad attuare compiutamente le riforme Dini e Maroni. Il governo, di fatto, non ha ancora una proposta unitaria da presentare ai sindacati. La sostituzione dello «scalone» Maroni con una serie di «scalini», confermata dal ministro del Lavoro Cesare Damiano nell’intervista di ieri al Giornale, non trova consensi unanimi: sia la sinistra radicale che importanti settori del sindacato, in particolare i metalmeccanici, sono contrari e chiedono l’abolizione tout court dello scalone, che dal 1° gennaio prossimo sposta da 57 a 60 anni l’età per il pensionamento d’anzianità con 35 anni di contributi. «Vale il programma - ricorda il capogruppo del Pdci alla Camera, Pino Sgobio -: abolizione dello scalone Maroni, aumento delle pensioni basse. Ogni altra ipotesi, a incominciare dalla revisione dei coefficienti, è fuori dalle cose da realizzare». Di avviso analogo il ministro rifondatore della Solidarietà, Paolo Ferrero. E il richiamo alla collegialità, inserito nel comunicato di Palazzo Chigi, pare proprio imposto dalla sinistra radicale per evitare fughe in avanti.
Ad aiutare, almeno in parte, il governo c’è il discreto andamento dei conti pubblici: il fabbisogno di cassa in maggio è calato a 11 miliardi rispetto ai 14,5 del maggio 2006; nei cinque mesi siamo a 44,8 miliardi di fabbisogno, tre in meno dello stesso periodo 2006. Secondo il ministero dell’Economia, le entrate fiscali vanno bene. E questo fa sperare il governo in un tesoretto più cospicuo, che sarà accertato a fine mese con l’assestamento di bilancio. Potrebbe esserci qualcosa in più per la spesa sociale, ma i numeri delle pensioni sono ben altra cosa.
Nella partita pensioni, non c’è solo la spaccatura nella maggioranza. Il sindacato non sta meglio. L’unica posizione chiara è, finora, quella della Cisl: sì all’aumento dell’età pensionabile, «no» alla modifica dei coefficienti di rivalutazione. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, si deve invece barcamenare, pressato com’è dalla sua ala sinistra, alla testa della quale si sono schierati i metalmeccanici della Fiom. «Bisogna eliminare quello che ha fatto il governo precedente - dice Epifani, riferendosi allo scalone - e trovare un equilibrio, senza drammatizzazioni, cercando una soluzione che tenga insieme interessi diversi».
Un equilibrismo, quello di Epifani, che non basta alla Fiom. I metalmeccanici propongono infatti una «vasta mobilitazione» sulle pensioni, fino allo sciopero generale. La segretaria nazionale della Fiom accoglie le indicazioni che vengono dalle fabbriche: aumento delle pensioni più basse; abolizione dello scalone; mantenimento degli attuali coefficienti. Con la Fiom è schierata la Uilm: i due sindacati sosterranno le iniziative di sciopero promosse dalla rappresentanze sindacali nelle fabbriche fra il 13 e il 15 giugno. La Uilm, in un vertice con Fiom e Fim-Cisl, aveva proposto due ore di sciopero di categoria, ma la proposta non è stata accettata.