Pensioni, Prodi ci riprova ma i sindacati dicono no Scontro prima della fiducia

Nei suoi dodici punti per il rilancio del governo Prodi aveva fatto riferimento al capitolo Welfare,
da riordinare "con attenzione alla compatibilità finanziarie". Il ministro Damiano: "Scalini al posto dello scalone". Ma Cgil, Cisl e Uil dicono di non volerne sapere. Angeletti (Uil): "Non possiamo accettare ciò che fino a tre giorni
fa consideravamo inaccettabile"

Roma - Riprende la partita sulla riforma delle pensioni e riparte subito lo scontro tra governo e sindacati sui coefficienti di calcolo. Mentre Prodi si prepara a ritornare davanti alle Camere, l'esecutivo dimissionario in attesa di reinsediarsi ha già preparato uno schema di lavoro per chiudere, questa volta al più presto, la partita pensioni. Ma arriva già il "niet" dei sindacati. Già nel suo dodecalogo il premier Romano Prodi aveva fatto riferimento al capitolo Welfare, da riordinare «con grande attenzione alla compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni più basse e i giovani».

E i punti che si prevedono - secondo indiscrezioni di stampa - sono di fatto tre: età pensionabile, coefficienti di trasformazione e fusione degli enti previdenziali. Al posto dello «scalone» introdotto con la riforma Tremonti-Maroni, che dal primo gennaio del 2008 porterà l'età minima per l'accesso alla pensione di anzianità da 57 anni a 60, arriveranno gli «scalini» e dal 2008 l'età potrebbe essere fissata a 58 anni per poi salire gradualmente, accompagnata da un meccanismo di incentivi. Nella riforma delle pensioni sarà poi compresa la revisione dei coefficienti di calcolo senza la quale la Ragioneria generale dello Stato stima un'impennata del rapporto tra spesa previdenziale e Pil fino al picco del 15,8% nel 2050.

Per quanto riguarda invece le pensioni più basse Prodi vorrebbe rivalutarle a partire da quelle che attualmente non superano i 400 euro al mese alle quali sono interessati un milione e mezzo due di pensionati. In merito alla SuperInps l'obiettivo sarebbe quello di arrivare a un unico istituto capace di funzionare con non più di 35 mila addetti. Dal fronte di Rifondazione intanto sono arrivate le prime caute risposte alle ipotesi del Governo. «Le proposte di merito si fanno ai tavoli di concertazione, le anticipazioni possono essere di segno diverso, non conosco questi calcoli, fermiamoci ai criteri fissati dal governo che ha detto cose semplici ma chiare nei 12 punti illustrati da Prodi» ha detto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano.

Mentre il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, ha affermato: «Sono d'accordo con i sindacati, serve un intervento per le pensioni più basse». In particolare a Rifondazione così come ai sindacati continua a non piacere l'idea della revisione dei coefficienti di calcolo. «Non siamo d'accordo - ha detto il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni -, siamo estremamente in disaccordo sulla vicenda dei coefficienti. Lo sa il governo e lo sanno le forze politiche». Sulle pensioni, ha fatto eco da Padova il segretario della Uil, Luigi Angeletti, «non è che ora possiamo accettare ciò che prima, fino a tre giorni fa, consideravamo inaccettabile». «Noi - ha aggiunto Angeletti - non abbiamo il diritto a votare la fiducia al governo ma non abbiamo neanche il dovere di garantirne la stabilità accettando una riforma delle pensioni: inaccettabile». Per Angeletti infine la priorità è «di discutere con il governo che verrà la nostra piattaforma». E critiche arrivano anche dalla Cgil: «Il governo deve dire chiaro e tondo se intende aprire un confronto, una trattativa vera con il sindacato». Così il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini che, in merito alle indiscrezioni apparse sulla stampa su un piano del governo sulle pensioni, parla di «veline», aggiungendo che «se il portavoce unico (annunciato nei 12 punti prioritari fissati dal premier Romano Prodi, ndr) significa questo, è una bruta partenza». Secondo Piccinini infatti «finchè non si possono attribuire al governo» numeri ed ipotesi sul nodo pensioni contribuiscono solo «a fare polemiche inutili». La Cgil - aggiunge la sindacalista - «è fedele al documento unitario siglato con Cisl e Uil, in cui si parla di superamento dello scalone del 2008 introdotto dalla riforma Maroni e in cui si esprime parere negativo alla revisione dei coefficienti di trasformazione». Ora però - continua - «il Governo ci faccia proposte formali. Le chiacchiere sono profondamente negative, la gente fugge. Noi risponderemo in modo formale a proposte formali». Stesso discorso, ovviamente, anche per gli ormai famosi 'scalinì con cui il ministro del Lavoro Cesare Damiano vorrebbe ammorbidire lo scalone di Maroni. «Cosa vuol dire scalini? - conclude Piccinini - È una proposta che Damiano deve circostanziare».