Pensioni, Rifondazione riesce a litigare persino con i sindacati

Giordano presenta il piano sulla previdenza e sconcerta Cgil, Cisl e Uil. Che minacciano: «Linea unica nella maggioranza o non ci stiamo»

Roma - Un calcio alla riforma Maroni e una sostanziale neutralizzazione della riforma Dini e quindi del sistema contributivo. Più altre misure che vanno dall’aumento delle pensioni minime fino a un’ulteriore riduzione dell’età pensionabile per chi svolge un lavoro stressante. Il tutto pagato con il recupero dell’evasione contributiva che deve diventare un reato penale. Rifondazione comunista ha presentato le sue proposte sulla previdenza nel corso di una affollatissima assemblea.
Doveva anche essere l’occasione per saldare l’alleanza tra il partito di Franco Giordano e sindacati. Ma il segretario del Prc ha respinto senza troppi complimenti gli appelli alla cautela che sono arrivati dai segretari delle tre principali organizzazioni del Paese. Sia Guglielmo Epifani sia Raffaele Bonanni hanno velatamente chiesto a Giordano di non eccedere. Il segretario della Cisl ha chiesto che «il governo si presenti con una proposta. Basta con i ministri che parlano in ordine sparso. Così non si può trattare». E il leader della Cgil è stato ancora più netto quando ha spiegato al Prc che la proposta presentata è «un contributo importante», ma non può che essere il «punto di partenza». Sul tema delle pensioni «ci sono troppe posizioni dovete trovare una sintesi».
Parole che a Giordano devono essere sembrate un invito ad attenuare la guerra del rilancio che si è scatenata tra la sinistra radicale e sindacati. Invito respinto: «Non possiamo delegare solo ai sindacati la costruzione di un percorso democratico che porta alla presentazione di una piattaforma di proposte. Dobbiamo aprire anche noi un confronto perché non può esserci, da una parte il tutto pieno dei sindacati, e dall'altra il vuoto della politica». E la proposta del Prc? «È concreta, non sono slogan». A nulla è servito lo spauracchio di Epifani, che ha di nuovo evocato la volontà da parte di settori della maggiorana di trascinare in avanti le cose fino quando «non ci resterà che tenerci la controriforma precedente». Cioè la Maroni che scatterà nel 2008 e prevede l’aumento dell’età della pensione da 57 a 60 anni. Ipotesi che fa inorridire il segretario della Uil Luigi Angeletti che ha definito lo scalone «sconcio, ingiusto e inapplicabile».
Il risultato della determinazione di Rifondazione comunista è stato che i sindacati hanno deciso di mettersi alla finestra: fino a quando il governo non si deciderà, loro non faranno nessuna proposta. In altre parole Cgil, Cisl e Uil chiamano Prodi, che anche ieri ha dato indicazioni vaghe come l’assicurazione che gli aspetti critici della riforma «non possono che essere armonizzati a obiettivi di crescita ed equità».
In campo per il momento rimane quindi solo la proposta di Rifondazione. Che prevede l’abolizione totale dello scalone, per tornare ad un’età pensionabile di 57 anni con 35 di contributi, ma anche un no netto agli scalini, ai disincentivi e alla revisione dei coefficienti. E un’ulteriore riduzione dell’età pensionabile di due anni per «operai, turnisti (sia pubblici sia privati) e chi svolge un lavoro stressante». Minato alla base il sistema contributivo, visto che si propone di calcolare le pensioni al 65-70 per cento dell’ultimo stipendio. Nella lista c’è anche la copertura dei «buchi contributivi» dei precari e una sorta di servizio sociale per i pensionati che dovessero ancora avere voglia di lavorare.
Una specie di «paradiso pensionistico che porterebbe al collasso il sistema previdenziale pubblico», ha commentato l’ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi. «Pura demagogia», ha aggiunto il segretario dello Sdi Enrico Boselli. No, un sistema sostenibile, hanno assicurato gli esperti di Rifondazione che propongono a copertura, l’unificazione degli enti di previdenza, Inail compreso, un «nuovo equilibrio tra contributi versati e pensioni erogati dai fondi pensione» e l’evasione contributiva come reato penale.