Pensioni, la riforma costerà 7,5 miliardi

Il provvedimento cancella lo scalone
Maroni varato dalla Cdl. La spesa sale dal 13,65% al 15,3% del Pil

Roma - L’eliminazione dello scalone previdenziale (contenuto nella riforma Tremonti-Maroni) costerà ai contribuenti 750 milioni di euro all’anno; e per almeno dieci anni. Il costo del disegno di legge sul welfare, sul quale il governo ha chiesto la fiducia al Senato, emerge dal Rapporto 2007 del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale del ministero del Lavoro.
L’analisi degli economisti di Cesare Damiano parte dal calcolo di come i nuovi «scalini» previdenziali (non più tutti a riposo a 60 anni con 35 di contributi; ma a 58 anni, contro i 57 attuali) rappresentino un costo per il bilancio pubblico. Costo, appunto, quantificato in 750 milioni all’anno per oltre 10 anni.

Tant’è che a fronte di una spesa complessiva pensionistica pari al 13,65% del Pil di quest’anno, la percentuale di risorse pubbliche assorbite dalla spesa previdenziale salirà al 15,3% del Pil nel 2038. E solo a quel punto inizierà a diminuire, fino a scendere al 13,9% del Pil nel 2050: comunque, livello più alto dell’attuale.
Il Nucleo di valutazione, poi, spiega che la crescita della spesa previdenziale sarà di quasi il 2% all’anno. Ma sottolinea che si tratta di un valore «reale». Cioè, si tratta di crescita «netta». In termini nominali, ovviamente, sarà più alta. Cioè, la percentuale di crescita reale avrà un impatto sul bilancio pubblico «gonfiato» dall’andamento del Pil e dell’inflazione annua. Ne consegue che, grossolanamente, l’aumento nominale della spesa pensionistica sarà per i prossimi dieci anni intorno al 6%.

Una dinamica che veniva eliminata con la riforma Tremonti-Maroni, che metteva sotto controllo l’aumento della spesa previdenziale in modo strutturale. Il governo, al contrario, ha deciso che quella riforma doveva essere eliminata, cancellata (così com’era scritto nel programma dell’Unione), ed ora gli oneri di quei mancati risparmi ricadranno sulla fiscalità generale. E per ottenere questo risultato, chiede la fiducia al Senato.

Una scelta che è già stata fortemente criticata da ogni organismo internazionale: Commissione europea, Fondo monetario, Ocse; per non parlare della Banca d’Italia. In quanto elimina una delle riforme strutturali della spesa, previste dal Processo di Lisbona: che si poneva come obbiettivo l’allungamento dell’età pensionabile. Nel Duemila, a Lisbona, Romano Prodi era il presidente della Commissione europea che promosse il Processo, ed ora chiede la fiducia per cancellare la legge che lo applicava.

Il Nucleo, infine, rileva come l’analisi dei costi dell’introduzione degli «scalini» comporta «criticità». In modo particolare, l’aumento previsto della spesa pensionistica per commercianti ed artigiani è triplo rispetto a quello previsto per i lavoratori dipendenti. E che «l’importo delle pensioni decorrenti nel medio periodo risulta sensibilmente superiore a quello delle pensioni cessate».