Pensioni, Sacconi accelera ma non tocca i limiti d’età

L'agenda del ministro del welfare. Escluso un innalzamento. Verrà ridefinito il protocollo sui lavori usuranti, per i quali verrà riconosciuto uno sconto di tre anni per il pensionamentio di anzianità

Roma - Alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, il governo si occuperà dei lavori usuranti e dei coefficienti per il calcolo della pensione; ma, assicura il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, non è sul tavolo alcuna ipotesi di aumento dell’età pensionabile. Ieri, il Sole 24 Ore aveva ipotizzato l’introduzione di una soglia minima di 62 anni per la pensione di vecchiaia, donne comprese, a partire dal 2014, una volta esaurita la fase degli «scalini». Immediata la reazione dei sindacati: «Di aumentare l’età non si deve neppure parlare», contrattaccano Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Ma il governo, con Sacconi, aveva già precisato che di età non si parla. La questione è delicata, e non c’è alcun interesse ad aprire un difficile fronte sindacale. Si affronteranno invece i capitoli tecnici: lavori usuranti e coefficienti di trasformazione.

Lavori usuranti. Il protocollo sulle pensioni firmato dalle parti sociali col governo Prodi prevede che per i lavori usuranti venga riconosciuto uno «sconto» di tre anni per il pensionamento di anzianità. Lo sconto riguarda 7.500-8.800 lavoratori fino al 2013, ma devono essere ancora definiti alcuni punti come, ad esempio, il diritto legato al lavoro notturno e quale sarà la platea degli usuranti a regime. Il decreto attuativo della riforma non è stato approvato la scorsa legislatura, e ora in Parlamento si confrontano due progetti di legge presentati dall’ex ministro Cesare Damiano (Pd) e da Giuliano Cazzola (Pdl), l’uno più «generoso», l’altro che lega i benefici all’effettiva attività usurante (e notturna). La questione sarà affrontata dalla commissione Lavoro della Camera alla ripresa di settembre, ma sarà anche materia di confronto fra governo e sindacati.

Coefficienti. I coefficienti di rivalutazione determinano l’entità delle pensioni future: argomento quanto mai delicato, quindi. La riforma Damiano prevede che entro quest’anno debba insediarsi una commissione mista governo-sindacati-imprese per ridefinire i parametri dei coefficienti. Sacconi appare intenzionato ad accelerare questa procedura, pur rispettando i contenuti del protocollo sulle pensioni: «L’agenda autunnale - puntualizza il ministro - sarà limitata alla delega per i lavori usuranti e all’istituzione della commissione per la definizione dei coefficienti, nei tempi stabiliti dal governo precedente in accordo con le parti sociali».

Sindacati all’attacco. I sindacati mettono le mani avanti: per Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, è sbagliato riaprire il nodo dell’età pensionabile, che invece è ormai un «capitolo chiuso». «La priorità è l’aumento dei salari e delle pensioni, non l’età pensionabile», aggiunge Paolo Pirani, segretario confederale della Uil. Renata Polverini, segretario dell’Ugl, chiede un bonus previdenziale per le donne, «che valorizzi i periodi di maternità delle lavoratrici». E la Cgil, col segretario Guglielmo Epifani, parla già di «autunno difficile», di un clima «esagerato» che sembra diretto a scaricare sui lavoratori la responsabilità delle cose che non vanno nel Paese. Epifani cita la lotta anti-fannulloni, i licenziamenti alla ferrovie per sostenere che «c’è un clima che non mi piace». Poi le pensioni, e qui la Cgil dice «no» alla riduzione della platea dei lavori usuranti. «I conti dell’Inps sono in attivo per 7 miliardi - ricorda il segretario confederale Morena Piccinini - soldi che pagano i lavoratori e le imprese».

La Cgil scorda, tuttavia, che l’Inps ha incassato il Tfr delle aziende con meno di 50 dipendenti, l’aumento delle aliquote contributive a carico di dipendenti, autonomi e parasubordinati, e maggiori versamenti da parte dello Stato.