Pensioni, scioperi a raffica contro lo scalone

La riforma Maroni scatena Cgil, Cisl e Uil. Oggi incontro a Palazzo Chigi: dopo il fallimento dell’ipotesi Super-Inps il governo non sa come cancellare la legge che aumenta a 60 anni dal 2008 l’età pensionabile

Roma - Riprende in salita la trattativa fra governo e sindacati sulle pensioni. Sullo «scalone», infatti, Cgil, Cisl e Uil devono confrontarsi con il malumore e la protesta della base. I metalmeccanici della Fiom, Fim e Uilm hanno già approntato un calendario di agitazioni proprio a partire da oggi: due ore di sciopero nelle province di Bologna, Modena e Imola. Seguiranno, domani, due ore di fermo alla Fiat Mirafiori, con manifestazioni e cortei. Altri scioperi sono già stati fissati per l’intera settimana nelle fabbriche di Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, con 400mila lavoratori coinvolti.
I segretari di Cgil, Cisl e Uil - Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti - si sono incontrati ieri mattina per concordare una posizione comune per la ripresa del negoziato, rimarcando che sullo «scalone» la proposta spetta al ministro del Lavoro Cesare Damiano e all’intera delegazione governativa. La Cisl ribadisce poi la richiesta di un meccanismo di rivalutazione delle pensioni, che valga per tutti.
L’atmosfera appare tutt’altro che favorevole, ed è facile pronosticare che l’incontro di oggi a palazzo Chigi sarà ancora interlocutorio. Ma non soltanto per colpa dei sindacati. Il governo non ha infatti a disposizione le risorse necessarie per sopprimere lo «scalone», che dal 1º gennaio 2008 porta da 57 a 60 anni l’età per il pensionamento di anzianità con 35 anni di contributi. Secondo indiscrezioni, l’esecutivo potrebbe proporre l’ipotesi di concedere incentivi (sotto forma di un incremento delle pensione fra l’1,5% e il 3%) per i lavoratori che rinviano il pensionamento.
Non è così, però, che si superano i problemi di copertura. Con la riforma firmata da Roberto Maroni, che Prodi ha promesso di cancellare, la spesa pensionistica diminuisce infatti di 486 milioni nel 2008, 4 miliardi e mezzo nel 2009 per arrivare a regime ad un risparmio di 9 miliardi l’anno. Né l’accorpamento degli enti previdenziali nel «Super-Inps», né l’aumento dei contributi ai lavoratori parasubordinati producono risorse tali da avvicirasi a quelle cifre. Anzi, il presidente della Commissione di controllo sugli enti, Elena Cordoni, ha sottolineato che per l’accorpamento sarebbero necessari anni: di conseguenza, nessun risparmio immediato è possibile.
«Il governo si è spinto troppo in là con le promesse - conferma lo stesso Maroni - e non riuscirà a trovare un accordo né adesso né a settembre». Le possibilità di un intervento complessivo sulle pensioni in giugno appaiono molto remote. «Non abbiamo deciso che cosa fare del tesoretto - conferma il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero - ma sarebbe sbagliato destinare gran parte dell’extra gettito alla riduzione del debito anziché alla spesa sociale: il Paese salterebbe». Il ministro del Commercio estero Emma Bonino vede invece con favore una decisione sul tesoretto in settembre, «quando tutti gli elementi saranno più chiari».
Al momento, così, lo stato del negoziato vede un punto acquisito - l’aumento delle pensioni più basse - e moltissmi punti interrogativi. L’aumento degli assegni più bassi dovrebbe variare fra i 35 e i 70 euro mensili per un totale di 1,3 miliardi di euro suddivisi in una platea di due milioni di pensionati. Quanto allo «scalone», l’unica ipotesi che appare praticabile è quella dell’aumento graduale dell’età pensionabile (gli «scalini») a partire dai 58 anni nel 2008, per poi crescere di un anno ogni 18 mesi (quindi, 59 anni dal 1 luglio 2010, 60 anni dal 1º gennaio 2012, e così via). Resta infine apertissima la partita dei coefficienti di rivalutazione delle pensioni, la cui revisione periodica è prevista dalla riforma Dini. Il Nucleo di valutazione della spesa pensionistica ha ipotizzato un taglio del 6-8% dei coefficienti per mantenere la sostenibilità del sistema, una misura che però danneggia i più giovani.