Pensioni, la sinistra sfida Prodi: la partita è ancora aperta

Prc e Pdci lanciano la campagna d'estate: l'accordo va cambiato. Diliberto: &quot;Al referendum dei sindacati diremo di votare no, <a href="/a.pic1?ID=194827" target="_blank"><strong>15 anni fa fu abolita la scala mobile, ora basta</strong></a>&quot;. Ma i riformisti non ci stanno. Federmanager: non firmeremo l'accordo

Milano - La sinistra continua a litigare sulle pensioni. Sono passati solo tre giorni dall'accordo di venerdì mattina che le due anime della maggioranza hanno messo subito le mani avanti. Si cambia tutto in parlamento, dice Rifondazione e Pdci. Non si tocchi neanche una virgola, replicano i "moderati". Sullo scalone "la partita è aperta: si è disatteso il programma dell’Unione". Questa frase, durissima, la pronuncia in una intervista a l’Unità, il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano. "Proporrò alle forze del centrosinistra di migliorare l’accordo. Ma d’ora in poi - aggiunge - tutti i provvedimenti dovranno essere ridiscussi preventivamente con noi, per avere il nostro voto". Inoltre, il leader del Prc annuncia un referendum nell’elettorato di sinistra per verificare l’opportunità o meno di restare nel governo: "Consulteremo l’elettorato della sinistra sul se e come stare al governo", dice Giordano. Non mancano, tuttavia, secondo Giordano, aspetti positivi dell’accordo tra governo e sindacati sulle pensioni: "Gli esoneri dall’innalzamento dell’età pensionabile: chi ha 40 anni di contributi, i lavori a vincolo e i turnisti, la platea degli usuratì stilata da Salvi, il rendimento per la pensione dei giovani".

Diliberto: "Diremo di votare no al referendum dei sindacati" "Quando ci sarà il referendum indetto dai sindacati ai lavoratori diremo di votare no". Lo afferma il segretario del Pdci Oliviero Diliberto, a margine dei lavori della direzione nazionale, ribadendo la contrarietà del partito ad alcuni punti dell’accordo raggiunto tra governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. "Un governo di centro sinistra avesse tutte le possibilità per avanzare una proposta molto diversa da questa. Da un governo di centro sinistra ci si aspetterebbe poi che sia dalla parte dei lavoratori, giovani e anziani". "In particolare - prosegue - c’è un punto che secondo noi è molto delicato e molto grave e cioè che le quote sono una finzione. Le quote per definizione sono elastiche e cioè si raggiunge la quota e si va in pensione quale che sia l’età anagrafica. Se viceversa - spiega - io metto le quote e poi pongo un limite minimo per andare in pensione è evidente che il sistema è rigido, non ha nulla a che fare con le quote. C’è - ribadisce Diliberto - un elevamento dell’età a 62 anni".

Dini: "Compromesso al minimo comun denominatore" Le rivendicazioni dei partiti della sinistra antagonista che fanno parte della coalizione di governo, sottolinea Lamberto Dini, "mirano più alla redistribuzione ma non pensano mai alla produzione. E oggi l’Italia sta perdendo la battaglia dell’economia perchè abbiamo una crescita più bassa di quella degli altri paesi e quindi si creano anche meno posti di lavoro. Di questo il sindacato si dovrebbe occupare e non soltanto di dare sempre ragione alla categoria da loro protetta". Forse, osserva l’ex presidente del Consiglio, "si potevano cercare altre strade per addolcire lo scalone senza aumentare il costo della previdenza: questi 10 mld potevano essere utilizzati diversamente". In Italia, aggiunge, "si continua a volere andare in pensione in Italia a un’età più giovane di quello di altri paesi con i quali siamo in concorrenza e dobbiamo competere". Per quanto riguarda la copertura, "dobbiamo vedere il provvedimento legislativo".

Italia dei valori: "Non si cambi una virgola" "L’accordo raggiunto dal governo ed i sindacati sulle pensioni è eccellente, perchè non si è solo rimediato alla soluzione iniqua contenuta nella riforma Maroni ma soprattutto perché si è dimostrato che un sano riformismo è compatibile con l’equità sociale e la stabilità dei conti. Spiace che la sinistra non si renda conto di quale risultato importante questo governo sia stato capace di raggiungere e annunci battaglie in parlamento", ha dichiarato Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera. "Noi ribadiamo quanto detto all’indomani dell’accordo: in parlamento il testo non dovrà essere cambiato di una sola virgola ed auspichiamo, proprio in virtù di quell’equilibrio che l’accordo ha centrato pienamente, che prevalga il senso di responsabilità".

Bianco: "Non va escluso il ricorso alla fiducia" Sulla riforma delle pensioni nella maggioranza "alla fine prevarrà il senso di responsabilità" perché "il tema è molto delicato e si è trovata un buona intesa con il sindacato". Lo afferma Enzo Bianco, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. Per questo, "se fosse necessario non ci sarebbero dubbi: va ipotizzato" il ricorso al voto di fiducia. "Il sindacato - osserva il presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama a margine di un manifestazione dell’Unione a Catania - ha difeso con i denti e con le unghie la sua impostazione originaria ma alla fine si è reso conto che qui si tratta di garantire non soltanto un sistema pensionistico equilibrato ma anche il futuro per i giovani che oggi sono a rischio estremo". Secondo Bianco, "Rifondazione comunista oggi fa sentire la sua voce ma alla fine prevarrà il senso di responsabilità" anche perchè, osserva, "l’accordo è buono ed equilibrato e dobbiamo andare avanti". L’esponente Dl non esclude l’ipotesi di porre il voto di fiducia per l’approvazione della legg.

Capezzone: quello dei riformisti è il ruggito del topo «Devo dire che i comunisti stanno facendo bene il loro mestiere, ovviamente, in direzione sbagliatissima. Stanno conducendo la loro partita con efficacia: hanno imposto al governo la loro golden share, hanno imposto, vincendo, una controriforma delle pensioni ai danni delle nuove generazioni, e ora perfino se ne lamentano, allo scopo di trasformare la vittoria di misura in vera e propria goleada». Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive della Camera, si chiede: «E i riformisti o presunti tali? Da loro viene, un patetico ruggito del topo. E ora, si badi, non c’è neppure bisogno che sia la sinistra comunista ad andare all’assalto della Legge Biagi. Ci pensa - conclude - il governo stesso, ormai pienamente lanciato su una linea anti-liberale e anti-mercato».

Federmanager: non firmeremo l'accordo Federmanager non sottoscriverà l’accordo sulle pensioni raggiunto da governo e sindacati. A poche ore dalla riunione a Palazzo Chigi con le parti sociali, la federazione che rappresenta oltre 150.000 quadri e dirigenti d’azienda rompe gli indugi e annuncia il proprio «no» al protocollo d’intesa. La decisione è stata comunicata e spiegata in una lettera del direttore generale di Federmanager, Giorgio Ambrogioni, indirizzata ai ministri per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta, al vicepremier Francesco Rutelli, al viceministro dell’Economia, Roberto Pinza.