Pensioni, stallo sullo scalone. Il contentino è l’una tantum

Per le minime in autunno è prevista un’integrazione straordinaria di 250 euro. Si arena la trattativa sulla riforma generale

Roma - La rivalutazione delle pensioni minime slitta a settembre. La misura che impegna la parte più grossa del «tesoretto» (1,3 miliardi dei 2,5 complessivi) sarà inserita in un disegno di legge che il governo approverà a fine estate e che entrerà in vigore in autunno. Un ritardo, «solo per sfruttare al meglio i 60 giorni di tempo per la conversione in Parlamento», ha assicurato la presidente dei senatori dell’Ulivo Anna Finocchiaro. Si tratta per il momento misura una tantum alla quale si aggiunge la promessa di aumenti strutturali sugli anni a venire. Ed entrambe le misure sono state quantificate: al sicuro c’è quello che la maggioranza definisce un «anticipo» di 250 euro. Poi, dal prossimo anno e a regime, 40 euro al mese in più per due milioni di pensionati, con l’ulteriore promessa di una rivalutazione annuale.

Sulle minime ormai l’esecutivo e le parti sociali sono alle ultime battute. I tecnici stanno definendo i dettagli. Ieri i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil insieme a quelli dei ministeri interessati hanno definito le modalità di erogazione degli aumenti. E sono state fatte simulazioni sulla proposta dei sindacati, che consiste nel calcolare un euro per ogni anno di contribuzione. Questa notte, dopo il tavolo ufficiale sullo scalone, la trattativa proseguirà per chiudersi in tempi brevi. Sulle minime, così come sul resto del «pacchetto Damiano» (che comprende anche gli ammortizzatori sociali e le misure per favorire le pensioni dei giovani) c’è anche un sostanziale consenso politico. Al vertice di maggioranza anche la sinistra radicale ha, di fatto, dato un via libera alle misure finanziate con il tesoretto.

Ma la rivalutazione delle minime peserà anche sulla Finanziaria 2008 e su quelle successive. Così come il superamento dello scalone previsto dalla riforma Maroni (età pensionabile da 57 a 60 anni con 35 di contributi a partire dal 2008). Che è la partita più importante che si stanno giocando sindacati e governo e sulla quale non c’è ancora accordo né con i sindacati né con la maggioranza. Anche nel merito delle proposte, rispetto ai giorni scorsi, i toni si sono fatti più cauti. A dare l’idea di una trattativa ancora da definire, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: «Tutto procede discretamente. Serve pazienza, comprensione delle posizioni altrui e costanza nel ricercare le soluzioni».

In ballo ci sono ancora ipotesi che dosano «scalini» (sostituzione dello scalone con aumenti più graduali) e «quote» (somma di età contributiva e anagrafica). Ma negli ultimi giorni sono tornati al tavolo delle trattative anche gli incentivi. Aveva accennato a questa soluzione che premia la volontarietà lo stesso leader della Cisl. E ieri la Uil li ha riproposti ufficialmente: «Per noi va seguita la strada della volontarietà e degli incentivi; ma affermiamo anche la necessità di detassare gli aumenti salariali di secondo livello», ha rivendicato il segretario confederale Domenico Proietti. Paletti anche dall’Ugl, che - con il segretario generale Renata Polverini - si è detta disponibile a una mediazione a patto che ci siano più risorse per giovani, donne e lavori usuranti.

Il vero ostacolo sono le risorse, necessarie per riscrivere la riforma Maroni. E di soluzioni concrete in vista non ce ne sono. «L’ammorbidimento dello scalone dovrebbe trovare la propria copertura nel riordino degli enti previdenziali», ha confermato Finocchiaro. Ma questa ipotesi è stata già scartata dai principali interlocutori del governo in fatto di pensioni, cioè i sindacati. Ieri la Cisl è tornata a farsi sentire. «Le risorse che possono essere recuperate dal riordino degli enti di previdenza si debbono riferire solo alle sinergie che aumentino l’efficienza nei confronti dell’utenza ma non da accorpamenti degli enti, o SuperInps», è stato l’avvertimento del segretario generale aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta. Questioni che non troveranno soluzione nemmeno al tavolo di oggi tra governo e Parti sociali. L’accordo è appeso a una formulazione che accontenti la sinistra radicale e le richieste dei sindacati.