Pensioni, con il superbonus calano del 21% in tre mesi

Rapporto dell’Inps: da gennaio a marzo quasi 20mila domande in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Funziona il premio in busta paga introdotto dal governo

da Milano

Forte calo delle domande di pensione presentate nei primi tre mesi del 2005. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si registra una riduzione del 10,7%, passando dalle 278.812 richieste presentate nei primi tre mesi del 2004 alle 248.961 di quest’anno.
Il dato più significativo si registra nella categoria delle pensioni di anzianità che, anche grazie all’effetto del «super bonus» per chi resta al lavoro (in busta paga il 32,7% dello stipendio lordo esentasse), introdotto dalla riforma del governo Berlusconi promossa dal ministro del Welfare Roberto Maroni, anche avendo i requisiti per andare in pensione, ha registrato una contrazione del 21,4%.
È quanto emerge da un rapporto dell'Inps sull’andamento dei primi tre mesi del 2005, anticipato dall’agenzia Adnkronos.
Nel complesso le domande definite sono state 255.639, contro le 293.765 dei primi tre mesi dello scorso anno, con una riduzione del 13%. In calo del 7% le domande accolte che sono state 170.576 rispetto alle 205.526 del 2004. La giacenza, invece, passa delle 161.393 unità del primo gennaio 2005 alle 154.751 del 31 marzo, con una diminuzione del 4,1%, mentre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno il calo è del 28,1%.
In particolare le domande di vecchiaia pervenute nei primi tre mesi del 2005 sono state 77.083 in diminuzione del 9,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando sono pervenute 84.982 richieste. Quelle di anzianità sono scese da 89.609 a 70.440 (-21,4%). Il notevole calo, spiega l'Inps, è dovuto anche alle richieste di bonus, che superano le 10.000 unità. Inversione di rotta per le domande di invalidità che, dopo il trend di crescita degli ultimi anni, segnano un -3,9% passando da 41.633 a 40.009.
Inoltre le domande di pensione indiretta sono state 7.701 contro le 8.219 del 2004 (-6,3%) e quelle di reversibilità scendono da 54.369 dello scorso anno a 53.773 (-1,1%).
Per quanto riguarda le istanze definite, invece, il calo più consistente interessa quelle di anzianità che sono state 77.971 contro le 108.673 relative ai primi tre mesi del 2004 (-28,3%). Le richieste di vecchiaia definite passano da 80.582 unità del marzo dello scorso anno, a 77.193 con una riduzione del 4,2%.
Anche le richieste di invalidità definite scendono del 2,7%. Si va dalle 41.175 a 40.072 dei primi tre mesi del 2005. Mentre per quanto riguarda la categoria «pensioni indirette» si scende del 6,3%: erano 8.257 al 31 marzo 2004 e sono passate a 7.736. Infine per le pensioni di reversibilità le domande definite sono state 55.078 lo scorso anno contro le 52.667 di quest'anno (-4,4%).
Passando poi alle richieste accolte, quelle di vecchiaia sono state 54.059, pari al 70% delle domande definite.
Mentre le istanze di anzianità che hanno avuto il via libera dall'Inps sono state 51.306 (65,8% rispetto a quelle definite). Solo il 32,3% delle richieste di invalidità definite sono state accolte (12.972 unità). E le richieste indirette accolte sono state 4.906, pari al 63,4% di quelle definite. Infine le pensioni di reversibilità sono state 47.333 su un totale di 52.667 domande definite (pari all'89,8%).
Le giacenze relative alle domande di vecchiaia al 31 marzo sono 63.354, in calo del 21,6% rispetto alle 80.806 dei primi tre mesi del 2004. In forte diminuzione anche le giacenze relative alle pensioni di anzianità che scendono a quota 51.810 contro le 84.546 dell'anno precedente (-38,8%).
Mentre per quanto riguarda la categoria invalidità si passa da 27.089 a 25.289, con una riduzione più leggera rispetto alle altre voci: -6,7%. Si torna a percentuali a due cifre, precisamente -29,6%, per le pensioni indirette le cui giacenze sono scese a 3.292 dalle 4.675 unità relative ai primi tre mesi del 2004. Infine la giacenza delle domande di reversibilità scende da 18.048 unità a 10.969, con una calo del 39,2%.
Per questo tipo di prestazioni che, sottolinea l'Inps, «spesso rappresentano l'unica fonte di reddito per il superstite e i suoi familiari, le sedi sono state sensibilizzate a ridurre al massimo i tempi di liquidazione».

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