Pensioni, la Ue difende lo «scalone»

Vertice a Palazzo Chigi, con Damiamo, Padoa-Schioppa e Letta. La Uil avverte l'esecutivo: il governo rispetti gli impegni, o sarà sciopero

Roma - Dall’Europa arriva un macigno sul tavolo delle pensioni: il negoziato fra governo e sindacati, che dovrebbe partire in marzo, «non deve compromettere le riforme strutturali già realizzate», dice la Ue. Compresa la riforma Maroni, che prevede l’aumento dell’età pensionabile a partire dal 2008 (lo «scalone»).
La frase, contenuta nel Rapporto annuale Ue sulla protezione e l’inclusione sociale che sarà presentato lunedì a Bruxelles, è destinata ad alimentare polemiche. Il rapporto sottolinea che, grazie alle riforme attuate dal ’92 in poi, l’Italia dovrà affrontare una pressione non eccessiva sui conti pubblici a causa dell’invecchiamento della popolazione. La spesa previdenziale «aumenterà in maniera marginale» nei prossimi anni, sostiene il rapporto, a meno che le riforme fatte non vengano compromesse. La spesa per pensioni dovrebbe passare dall’attuale 14,2% del Pil al 14,7% nel 2050, «grazie alle riforme intraprese negli anni Novanta». Inoltre, «le nuove misure introdotte nel 2004 (lo scalone, appunto, ndr) hanno rafforzato le riforme, con ripercussioni su coloro che avevano ancora il diritto di andare in pensione anticipatamente in base al vecchio regime (i pensionamenti di anzianità, ndr)».
Nessun passo indietro sulle pensioni, chiede dunque l’Unione europea. Un appello che non potrà essere messo da parte, e che complicherà un negoziato che già si annuncia difficilissimo. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha annunciato che il tavolo coi sindacati dovrebbe aprirsi in marzo e si incomincerà con il tema degli ammortizzatori sociali. Si passerà poi al mercato del lavoro, per arrivare infine al tema caldo delle pensioni. «Non si tratta di una nuova riforma, ma di una manutenzione delle legge Dini, nel tentativo di renderla più efficace», commenta prudentemente Damiano. I sindacati attendono le proposte del governo, ma hanno chiarito che lo scalone va modificato (o cancellato); e che la modifica dei coefficienti di rivalutazione, pur prevista dalla «Dini», non è accettabile. «Abbiamo già fatto uno sciopero generale contro lo scalone - ricorda il segretario della Uil, Luigi Angeletti - e se il governo non dovesse mantenere gli impegni assunti in campagna elettorale per cancellarlo, la Uil scenderà ancora in piazza».
La legge Maroni prevede che dal 1 gennaio prossimo l’età minima per la pensione di anzianità passi da 57 a 60 anni di età. I risparmi dello scalone sono pari a 9 miliardi di euro a regime. La questione preoccupa Tommaso Padoa-Schioppa che ieri, sulle pensioni, ha incontrato a Palazzo Chigi Damiano e il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta.