Il Pentagono lo ammette: «Bucato il server di posta»

Per tre giorni, migliaia di dipendenti senza email. Il ministero della Difesa degli Stati Uniti è bersaglio di centinaia di attacchi al giorno<br />

«È vero: ci hanno attaccati». Detta così è una frase che ogni security manager, prima o poi, è chiamato a pronunciare, se non altro per legge statistica, indipendentemente dall’efficacia dell’attacco stesso.
Niente di cui stupirsi se l’affermazione si può attribuire al Pentagono: il quartier generale del ministero della Difesa degli Usa è uno degli obiettivi informatici (e non solo) più appetibili al mondo. Ma stavolta la seconda parte della frase prevede un seguito: «Ci hanno bucati».
Il che fa sempre un certo effetto, anche se si riferisce a un sistema di posta elettronica su cui verosimilmente non transitavano segreti di Stato.

Però, «un terzo degli utenti che nel Pentagono lavorano per il segretario alla Difesa Robert Gates hanno subito un’intrusione nel proprio sistema di posta»: la fonte è attendibile, visto che si tratta della Cnn. Che scende nei particolari: l’attacco sarebbe avvenuto 48 ore prima che la notizia fosse divulgata, e avrebbe riguardato «un server di posta non classificato (e quindi non critico, ndr). Sui più di 3.000 membri dello staff del segretario Gates, poco meno di 1.500 sono rimasti senza e-mail». Secondo l’emittente radiotelevisiva, sul server in questione non c’erano altro che “procedure amministrative”.

Un portavoce del Pentagono ha confermato la ricostruzione dei fatti, aggiungendo che «tutte le misure precauzionali sono in atto per il ripristino del sistema». Che, a quasi tre giorni dal fattaccio, rimaneva desolatamente fuori servizio. Nessun commento sull’origine dell’attacco o sulla possibile lettura dei messaggi.

Serafico il segretario Gates (nella foto): «Il Pentagono riceve centinaia di attacchi al giorno, e questo non ha inficiato le normali operazioni. Se anche il mio account di posta è stato colpito? Non lo so: non uso la posta elettronica.
Sono una persona low-tech». Nonché - giova ricordarlo - Segretario alla Difesa del Paese con il più alto potenziale bellico al mondo.