Il Pentagono: «Stop aiuti al Cairo? Follia»

Il CairoLa svolta epocale dell’Egitto è costata al Paese almeno 356 morti. Lo ha rivelato ieri il ministro della Sanità del Cairo, Ahmed Sameh Farid, che ha anche detto che i feriti durante gli scontri e le violenze della ultime settimane sono almeno 5.500. Il bilancio, però, è destinato a salire, ha spiegato: ci sono ancora centinaia di persone ricoverate negli ospedali e la cifra non tiene conto dei poliziotti. Il giorno dopo la rivoluzione, l'Egitto scopre con calma come comportarsi durante la transizione.
L’esercito, al potere da quando il rais Hosni Mubarak ha dato le dimissioni, ha costituito un comitato costituzionale, formato da giuristi, che in dieci giorni dovrà emendare la Carta fondamentale. E del rais, scomparso dalla scena venerdì, non si hanno ancora notizie certe. La Svizzera ha annunciato di aver ricevuto ieri una rogatoria sui beni di esponenti vicini all’ex regime. L’Egitto del dopo rivoluzione non ha ancora ritrovato la normalità. Da giorni, migliaia di lavoratori di diversi settori sono in sciopero: gli operari del tessile, gli impiegati pubblici, quelli delle banche che sono chiuse da giorni. Gli arresti nelle fabbriche e negli uffici non si fermano, nonostante le richieste fatte dall’esercito alla popolazione.
E proprio le mosse dell’esercito sono in questi giorni al centro delle attenzioni di tutti in Egitto, ma anche fuori dal Paese. Ieri, il campo di Stato maggiore degli Stati Uniti, l’ammiraglio Mike Mullen, ha parlato davanti al Congresso. Prima della caduta di Hosni Mubarak, diversi uomini politici di Washington avevano chiesto il taglio degli aiuti americani all'esercito egiziano. Ogni anno, gli Stati Uniti passano ai militari fondi per 13 miliardi di dollari e addestrano gli ufficiali. Per Mullen però sarebbe incosciente tagliare questi aiuti oggi.
L’esercito, oltre occuparsi della transizione politica, resta in queste ore in strada a controllare la sicurezza. Nel centro del Cairo, in piazza Tahrir, dove fino a pochi giorni fa si ritrovavano quotidianamente migliaia di manifestanti, ci sono ancora i blindati dei militari. E i carri armati restano a guardia del Museo egizio. Dove ieri sono stati invitati i giornalisti per un breve tour. Degli otto pezzi che sarebbero stati rubati nei giorni delle proteste, tre sono stati ritrovati, hanno detto i responsabili del museo. Tuttavia, Irina Bokova, direttrice dell’Unesco, ha chiesto alle autorità nazionali, internazionali, ai mercanti d’arte e agli addetti ai lavori una maggiore vigilanza dopo le informazioni sui furti.