Il pentagramma? Questione di famiglia

Una nuova strada per la musica cameristica italiana? Nel paese più avaro di gruppi musicali da camera, dal duo al quartetto, si sta sperimentando un sistema per farne sorgere di nuovi: portare in scena coppie già unite nella vita; in scena, comunque, chi comanda è sempre uno. Le storie sembrano ripetersi, parallele le une alle altre e perfettamente sovrapponibili. All’inizio di carriera, i musicisti preferiscono mettere su famiglia con persone che non appartengono al giro della professione, dicendo a se stessi, che a casa si suona un’altra musica, ma anche per non farsi concorrenza. Poi magari queste unioni naufragano, e allora al secondo tentativo, ci si butta sul versante opposto. A quel punto sembra che l’unione nella vita non basti più a soddisfare la voglia di stare insieme, e si procede uniti anche in scena, dove ci si presenta, come nei casi di Alexander Lonquich-Cristina Barbuti e Michele Campanella-Monica Leone, nelle formazioni del duo pianistico, nel quale la storia recente racconta meraviglie di duo formati piuttosto da fratelli e sorelle (fratelli Kontarsky, ormai disciolto; o sorelle Labèque, tuttora in attività), ma anche di quelli nati nelle aule di Conservatorio, per tutti quello formato da Canino e Ballista. Lonquich-Barbuti, assieme a due noti percussionisti come Martin Lorenz e Mathhias Wursch, suonano questa sera alla Filarmonica, con un programma che arriva ai giorni nostri (Luciano Berio: Linea, balletto per due pianoforti, vibrafono e marimba; e l’ormai classico Bartok della Sonata per due pianoforti e percussioni) passando per il grande repertorio romantico della letteratura per due pianoforti, come la Sonata in fa minore di Brahms. Il duo Campanella-Leone, invece, suona sabato pomeriggio alla Iuc; con loro l’Orchestra di Padova e del Veneto, e Campanella è nel doppio ruolo di direttore e solista o primo pianoforte, cominciando dal Beethoven del Concerto n.4 per pianoforte e orchestra che Campanella dirigerà dalla tastiera. A seguire, la Fantasia in fa minore op.103 di Schubert per pianoforte a quattro mani; Francis Poulenc nel Concerto in re minore per due pianoforti e orchestra; e, per finire, Totentanz di Liszt, con Campanella finalmente diabolico virtuoso.