La «Pentesilea» di Von Kleist allo Spazio Pim

Maurizio Acerbi

Sperimentare; con questa parola si riassume il fine della direzione artistica del Pim Spazio Scenico, il nuovo spazio culturale diretto da Massimo Bologna. Partendo ufficialmente con una programmazione completa la prossima stagione, gli organizzatori si sono preposti, in questi mesi, l'intenzione di annunciare gli spettacoli che verranno presentati sulla scena di via Tertulliano a partire dal prossimo ottobre.
A inaugurare questi «mordi e fuggi», queste anticipazioni, sorta di gustosi assaggi di pietanze artistiche, frutto di contaminazioni di linguaggi espressivi, è la messinscena odierna di Pentesilea. Il lavoro, diretto da Fabio Cherstich, cerca di dare vita alla sua passione per la regia teatrale, offre una lettura originale dell'opera del drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist, dove il protagonista principale è il corpo.
È lo stesso Cherstich a raccontare come sulla scena prenderà vita il rapporto amoroso tra Pentesilea e Achille, l'eroe omerico. «Sono particolarmente emozionato perché questa è la prima volta che, con un mio lavoro, mi confronto con il pubblico; ho sempre operato all'interno della Scuola e con Pentesilea non avevo mai calcato una scena ufficiale. Ho avuto occasione di conoscere direttamente la platea in differenti occasioni, specialmente facendo assistenza registica a Barberio Corsetti, ma finalmente è arrivato anche il mio momento».
Da quando lo hai presentato a scuola, lo spettacolo è cambiato?
«Mi sono legato talmente a questo testo di von Kleist che ho continuato a leggerlo, a rileggerlo e a riprenderlo in mano ancora, proprio perché ogni volta originava una quantità di immagini forti e suggestive che ho voluto poi rappresentarle. Certo, rispetto al provino che diressi a scuola, ora lo spettacolo è un'autentica messinscena».
Qual è stato il tuo percorso artistico attraverso questo testo di fine Ottocento?
«Sono partito con un'intensa analisi del testo scandagliando tutte le immagini che la parola mi evocava; per poi approdare ad una lettura che si sviluppa attraverso il corpo dell'attrice-coreografa Lara Guidetti, accompagnata da Matteo, Graziano, nei panni di Achille».
Quindi è una danza?
«Il pubblico vive la storia attraverso i movimenti dei due danzatori che danno vita all'amante e all'amato. Da un lato Pentesilea, con le sue immagini angoscianti che annebbiano la sua mente dopo la morte di Achille; dall'altra parte, invece l'eroe mitologico, con la sua essenza, il suo essere simbolo prima ancora che corpo».