Pentimenti «Vendo un Tiziano per 100 milioni». Ma poi il Duca ci ripensa

La trattativa per la vendita allo Stato di due capolavori di Tiziano, di proprietà del Duca di Sutherland, si è arenata. L’accordo da 100 milioni di sterline (circa 106 milioni di euro) per la cessione di «Diana e Atteone» e «Diana e Callisto» alla National Gallery di Londra e alle National Galleries scozzesi, si trova adesso a un punto fermo: preso di mira dalle accuse di lucrare e voler sfuggire il fisco, il duca avrebbe deciso di lasciar perdere. Ma il duca si era difeso sostenendo che avrebbe potuto guadagnare il triplo se avesse deciso di immettere i due quadri sul libero mercato. C’era stata una lunga raccolta di fondi in Gran Bretagna per raggiungere la quota di 50 milioni di sterline richiesta per «Diana e Atteone»; e sembrava essere pronto anche l’accordo per la vendita del secondo Tiziano, con identiche condizioni, nel 2013. Ma intanto era infuriata la polemica. Il duca, uno dei più grandi proprietari terrieri scozzesi, non avrebbe infatti pagato le tasse sulla transazione e non sono pochi a chiedersi perché mai uno degli uomini più ricchi del Paese debba ricevere così tanto denaro pubblico. Ma lui si era difeso: «È triste che le trattative siano durate così a lungo e finite in coincidenza con la crisi economica. Ma sono sicuro che l’affare è molto minore di quello che avrebbe potuto essere». Secondo il duca, infatti, i due capolavori, immessi sul mercato, gli avrebbero fruttato non meno di 300 milioni di sterline.
Le critiche trovano terreno fertile in Scozia, dove i duchi di Sutherland non sono affatto amati. Lo stesso Karl Marx nel 1853 aveva duramente criticato questa famiglia aristocratica, raccontando come si fosse arricchita espropriando la popolazione autoctona scozzese e gallese. L’ultima usurpazione avvenne nel 1811 con la trasformazione della proprietà comune della popolazione della contea in proprietà privata della famiglia feudale che regnava nell’area: all’epoca, la contessa di Sutherland e marchesa di Stafford. Tra il 1814 e il 1820, la contessa decise di trasformare tutte le proprietà in luoghi di pascolo, per cui espulse dalla campagna tremila famiglie, bruciò i loro villaggi e trasformò i campi agricoli in pascoli; tutto con l’aiuto dei soldati britannici.