Il pentimento di Obama: "Da giovane mi drogavo"

Primo confronto tv tra i due candidati alla Casa Bianca. Sull'aborto il senatore dell'Illinois non convince gli evangelici, ma poi si rifà citando la Bibbia. <strong><a href="/a.pic1?ID=283934">McCain: &quot;Il mio fallimento? Le prime nozze&quot;</a></strong>

Lo ha scritto nell'autobiografia e ripetuto nel 2006, ma ha avuto il coraggio di ripeterlo in diretta tv, a due mesi e mezzo dalle elezioni presidenziali. Quando il predicatore evangelico Rick Warren gli ha chiesto quale sia stato il suo più grande fallimento morale, Barack Obama ha risposto: «Aver provato la droga in una gioventù non facile, segnata dall'assenza della figura paterna. Ero ossessionato da me stesso, dal mio ego; non riuscivo a essere felice e pertanto nemmeno a dedicarmi agli altri». Un uomo ben diverso da quello attuale, tutto politica, chiesa e famiglia.

Quali sono le tre persone su cui farebbe affidamento se riuscisse a essere eletto presidente? Risposta ruffiana, due donne: la moglie Michelle e la nonna materna, che ha 85 anni. E poi non uno ma tre politici: i democratici Sam Nunn, Edward Kennedy e, a sorpresa, Tom Coburn, un repubblicano contrario all'aborto. Ma il nome che conta è il primo, un ex senatore, moderato, grande esperto di politica estera e soprattutto di questioni legate alla Difesa. L'uomo ideale per rassicurare l'ala destra del partito; da sabato sera è lui il favorito per la vicepresidenza.

Ma agli evangelici importavano altri temi: primo fra tutti l'aborto, a cui le chiese cristiane sono da sempre contrarie. Il senatore nero ha ribadito di essere favorevole alla libera scelta, ma senza insistere troppo e poi ha svicolato: «Dobbiamo piuttosto trovare il modo per ridurre il numero delle gravidanze indesiderate», mostrandosi in grande imbarazzo alla domanda successiva. I diritti umani cominciano al momento della fecondazione? «Sia dal punto di vista teologico che scientifico la questione supera le mie conoscenze», ha replicato. E non certo nel modo sperato dagli evangelici, che infatti hanno risposto con un mormorio.

Obama si è rifatto parlando della fede, «una fonte di forza e di sostegno nella vita di ogni giorno» e ha citato «l’altruismo e la tolleranza come insegnamenti fondamentali di Matteo, da applicare al razzismo, al sessismo, alla povertà», insistendo sul suo desiderio di offrire a tutti l'opportunità di crescere socialmente e in particolare ai meno abbienti di far parte della classe media. Ha recitato un proverbio biblico: «Io so che non cammino da solo e che se riesco a camminare sul sentiero posso contribuire umilmente a costruire ciò che il Signore desidera».

Come definisce la ricchezza? «Quando i tuoi libri incassano 25 milioni di dollari». Il riferimento è alle vendite record dei volumi del padrone di casa il reverendo Warren, ma anche della sua autobiografia. Poi, facendosi serio ha precisato: «Tutte le famiglie con un reddito complessivo inferiore ai 150mila dollari (circa 100mila euro) saranno considerate appartenenti alla classe media o povere e riceveranno esenzioni fiscali». Sulla Corte suprema nessuna esitazione: i giudici che non vorrebbe in quel ruolo sono quelli dichiaratamente conservatori.

E ancora: «L'argomento più importante sul quale ho cambiato idea negli ultimi dieci anni è la riforma dello stato sociale voluta da Bill Clinton nel 1996. Allora pensavo che sarebbe stata disastrosa perché avrebbe penalizzato economicamente milioni di donne, ma oggi ritengo sia stata molto utile».

Ma per Obama ora conta soprattutto il futuro, con un'ambizione: «Voglio che la gente impari a conoscermi bene e che al momento del voto possa fare la scelta giusta, perché assieme possiamo risolvere le grandi sfide che ci attendono».