Pentiti a senso unico, verità a due facce

MilanoLa domanda, inquietante, se l’è fatta Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri: «Come difendersi da uno Spatuzza?». Come ci si difende dalle chiacchiere dei pentiti? È da quindici anni che il quesito a forma di serpente torna d’attualità ed è da quindici anni che manca una risposta certa. Come poteva parare Giulio Andreotti il racconto del bacio con Totò Riina? Non è facile, anzi è diabolicamente complicato, replicare alle verbalate firmate da uomini d’onore che dieci, venti anni dopo, mettono in moto la memoria e riportano spezzoni di frasi captate qua e là, descrivono incontri del terzo e quarto livello, rilanciano voci e dicerie quasi sempre liquide, flessibili, componibili, come le cucine, con altre dichiarazioni.
Gaspare Spatuzza, ’u tignusu, uomo d’onore di Brancaccio, killer di Cosa nostra, farà irruzione nel processo Dell’Utri il prossimo 4 dicembre. Il dibattimento, ad un metro dal traguardo, si è fermato in extremis proprio per permettere a Spatuzza, pentitosi dopo dieci e passa anni di galera, di dire la sua sui rapporti fra Cosa nostra e Dell’Utri, che poi vuol dire Berlusconi. Spatuzza è ormai sulla bocca di tutti. I suoi verbali, sottoscritti davanti ai Pm di tre Procure, tornerebbero sui rapporti, sempre evocati e mai dimostrati, fra l’entourage del Cavaliere e i Corleonesi. Il problema è che Spatuzza parla, e non poco, anche della strage di via D’Amelio e del massacro di Paolo Borsellino. E qua le cose si complicano, perché Spatuzza fa a pezzi la verità rivelata da un alto pentito: Vincenzo Scarantino. Anzi da due pentiti: Scarantino e Salvatore Candura. Candura e Scarantino si erano accusati del furto dell’auto utilizzata dal commando per piazzare l’esplosivo. È la 126 che abbiamo visto, sventrata, in tante immagini di repertorio.
Attenzione: non stiamo parlando di un dettaglio marginale, ma del primo tassello da cui è partita un’inchiesta che è arrivata a condannare, e a condannare in via definitiva, i presunti responsabili della strage. Ora Spatuzza ribalta tutto. Fu lui a rubare la 126. Insomma, pentito scaccia pentito, verbale scaccia verbale, verità scaccia verità. E noi, a chi dobbiamo credere? A Scarantino e a Candura o a Spatuzza? C’è stato un confronto fra Spatuzza e Candura e il secondo ha ritrattato: a suo tempo aveva detto una bugia, lui non ha rubato l’auto. Non ci aveva letto una pagina del Vangelo, come credevamo, ma ci aveva rifilato una bufala. Chissà perché. Siamo al punto di partenza: come difendersi da uno Spatuzza? O da uno Scarantino, che poi è lo stesso? A Scarantino hanno revocato il programma di protezione, in più l’hanno indagato per calunnia e Candura è sotto inchiesta, addirittura, per autocalunnia. Vengono i brividi a pensare che le dichiarazioni di Scarantino, che hanno riempito aule e aule di giustizia, siano state prese per buone. Ma i riscontri dov’erano? E le prove? A quali elementi concreti venivano ancorati i verbali? A suo tempo, a onor del vero, Ilda Boccassini aveva espresso dubbi sul pentito del momento, ma tutto era finito nel calderone siciliano, perennemente in ebollizione.
È da quindici anni che Alfa e Beta, ovvero Dell’Utri e Berlusconi, vengono indagati e reindagati: le inchieste sui mandanti esterni delle stragi assomigliano al cantiere di una delle tante incompiute italiane. Vengono aperte, archiviate, riaperte. Ora si ricomincia da Spatuzza. E che cosa racconta Spatuzza? Ci rimbalza ad un incontro del 1994 col il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano: «Le sue parole sono state le seguenti: “tutto si è chiuso bene, abbiamo ottenuto quello che cercavamo... si tratta di persone affidabili”». E chi sono queste persone affidabili con cui Cosa nostra era arrivata ad un accordo? «A quel punto mi fa il nome di Berlusconi...quello di Canale 5. Poi... mi fa il nome di Dell’Utri e aggiunge che grazie alla serietà di queste persone “ci siamo messi il paese nelle mani”. Veramente Graviano, Spatuzza e tanti altri si sono infilati in una cella. Ma naturalmente è difficile, difficilissimo, quasi impossibile difendersi da capi d’accusa così vaghi, così suggestivi, così datati nel tempo, e indiretti, perché l’uno riporta quello che l’altro gli ha confidato. Come si fa ad arginare questo fiume che sale inesorabile? Semplice, non si argina, anche perché questi verbali puntellano un reato che nel codice non c’è, il concorso esterno in associazione mafiosa. La zona grigia. La terra di confine. Il paese delle ombre. Da troppo tempo viviamo in quel mondo. Dove Scarantino viene preso per oro colato, finché Spatuzza non lo smentisce. E noi, a quel punto, dubitiamo di tutti: di Spatuzza, di Scarantino e dei magistrati che li hanno incensati. Per poi pentirsi pure loro.