Peperonata amara: c'era un topo nei pelati

Un topo
morto, con testa e coda mozzati, è stato trovato da una casalinga di Trento in una scatola di
pomodori. Il consiglio del supermercato: disfarsi della scatola

Trento - Altro che preparare un bel pranzetto. Con quei pelati acquistati al supermercato si poteva girare, al massimo, un film dell'orrore. Oppure finire su "Scherzi a parte". Invece, purtroppo, era tutto vero. Un topo morto, con testa e coda mozzati, è stato trovato da una casalinga di Trento in una scatola di pomodori pelati. La donna, 60 anni, ha denunciato il fatto ai carabinieri del Nas e la procura di Trento, ricevuta la segnalazione, trasmetterà il fascicolo ai magistrati di Salerno, dove ha sede l’azienda produttrice della confezione. La casalinga aveva protestato subito col supermercato, dove le era stato consigliato, riferisce l’interessata, di disfarsi della scatola.

Peperonata amara Il ritrovamento è avvenuto mentre la donna stava preparando una peperonata, oltre due settimane fa, mentre la denuncia è di ieri. "Ho aperto la confezione per aggiungere del pomodoro - ha riferito ai carabinieri - e nella pentola è caduto un pezzo scuro. Ho pensato a un pomodoro marcio e, infastidita, l’ho tolto, poi mi sono resa conto di ciò che fosse. Per venti giorni ho faticato a mangiare e ora preparo il sugo solo coi pomodori freschi".

Il silenzio del supermercato Fastidio a parte, la casalinga ha deciso di protestare e, dopo al chiamata al supermercato, non ha seguito il consiglio. "Buttare la scatola e quel topo? No di certo" ha spiegato, così ha conservato i resti dell’animale nel congelatore, dopo avergli scattato qualche fotografia. Ha chiesto poi aiuto a un Centro tutela dei consumatori, che ha scritto sia al supermercato che all’azienda salernitana che marchia il prodotto. Dal supermercato non è giunto che silenzio, mentre la ditta risulta avere dichiarato "impossibile" la vicenda, motivando la risposta col fatto che i pomodori subiscono tagli dello spessore di 4 millimetri.

"Non dica niente" "In aggiunta l’azienda - racconta la signora - mi ha diffidata dal diffondere la notizia e io, che ricca non sono, sono spaventata dall’idea di una causa da intraprendere". Tutto ora è finito ai carabinieri e in procura, mentre i resti del topo sono stati dati in consegna per la conservazione, al fine delle indagini, al Museo di scienze naturali di Trento.