Pera difende il governatore: «Non ha detto nulla di male»

Cicchitto (Fi): «I giudici vogliono una nuova Mani Pulite per riscrivere gli assetti del sistema finanziario»

Silvia Marchetti

da Roma

Le intercettazioni telefoniche non devono uscire dagli uffici giudiziari. Il presidente del Senato Marcello Pera non gradisce affatto la «gestione» del «dossier Bankitalia»: la conversazione privata tra Fazio e Fiorani - con tanto di «bacio telefonico» - pubblicata sui giornali del mondo non sarebbe mai dovuta diventare di dominio pubblico. Si tratta di «questioni da buco della serratura» da maneggiare con i guanti, di certo non sbandierandole sulle prime dei quotidiani. Il presidente del Senato, intervenendo per la prima volta sulla scalata Antonveneta, «boccia» così il metodo usato dalla magistratura più che la sostanza dei fatti rilevati. «In quelle telefonate - ha detto - non ho trovato niente che mi sembri penalmente o moralmente disdicevole, ma non mi piacciono le registrazioni telefoniche che escono dagli uffici giudiziari e finiscono sui giornali. C'è da tutelare la persona e la sua dignità».
La bufera politica si è spostata sulle intercettazioni telefoniche che hanno messo in «imbarazzo» l’intero Paese. Uno scenario sempre più preoccupante che ha visto anche l’Unipol cadere nella «trappola» dei chip telefonici. Dal comportamento del banchiere centrale al «comportamento» tenuto dalla magistratura il passo è dunque breve. La vicenda Bankitalia ha così rimesso in discussione il ruolo dei giudici e la «manipolazione» di certe informazioni che dovrebbero restare riservate, fuori dalla sfera pubblica.
Sono molti nella Cdl a credere che sul «caso Fazio» alleggi lo spettro di Tangentopoli. A mettere in guardia contro un «ritorno al passato» è Fabrizio Cicchitto di Fi, secondo il quale il «capitolo» intercettazioni rischia di riportare il Paese ai «tempi tristi» di Mani pulite, quando erano i quotidiani che «recapitavano» al mittente l’avviso di garanzia. «Sti sta ristabilendo un circuito perverso fra fragorose campagne di stampa che danno la notizia criminis, il successivo intervento della magistratura, realizzato mentre lo scontro di mercato è in corso e le conseguenti intercettazioni telefoniche che, nell’annullamento del segreto istruttorio, vengono immediatamente reimmesse nel tritacarne mediatico». Se le forze politiche non aprono in tempo gli occhi, secondo Cicchitto il rischio che corre il Paese è quello di venire trascinato in una seconda Tangentopoli caratterizzata da «un nuovo uso della magistratura volto a riscrivere gli assetti proprietari del sistema bancario». Secondo Cicchitto ci sarebbero infatti troppi interessi in ballo: quelle intercettezioni sarebbero servite a riaprire i giochi a favore degli olandesi, mettendo Fazio in una «posizione di difficoltà». Nei giorni scorsi lo stesso ministro Maroni, chiedendo l’intervento del Garante per la privacy, aveva ironizzato sull’ipotesi che dietro le registrazioni ci fossero le «manovre» di coloro che avevano perso la partita Antonveneta: «Mi pare che ci siano nuove regole: chi vuole scalare una società lancia un’opa, se l’Opa fallisce va dalla procura della Repubblica e avrà il cento per cento».
Lancia l’allarme Tangentopoli anche il ministro Udc Carlo Giovanardi, secondo il quale sono proprio le «intercettazioni- spazzatura» il «primo vero scandalo che discredita l’immagine dell’Italia nel mondo». Registrazioni che «distorcono il senso di conversazioni private, determinando affrettati giudizi su Fazio e la sua Banca». Giovanardi denuncia così il ritorno ai «metodi perversi» di Mani Pulite e chiede di far luce su chi e perché ha assunto «la gravissima decisione» di mettere sotto controllo il Governatore, specie quando «non emerge nessuna ipotesi di reato». Anche secondo Alberto Brambilla, sottosegretario leghista al Welfare, i giudici si sono forse mossi troppo in anticipo: «In caso di reato la magistratura ha l’obbligo di intervenire. Se c’è un reato». Per il ministro Mario Landolfi l’unico modo per arrivare dunque a un «corretto uso» delle registrazioni telefoniche è muoversi solo «nei casi previsti dalla legge dove ce ne sia effettivamente bisogno». Aggiungendo, tuttavia, che «nel nostro Paese esiste sicuramente una dilatazione dell’attività di intercettazione».