Pera-Formigoni, prove generali di partito unico

Il premier da Roma: lo stato di salute dell’Occidente annulla le differenze tra credenti e no

Marcello Chirico

da Milano

Nessun tentativo di creare un «grande centro», nessuna rivisitazione in chiave moderna del partito unico dei cattolici «perché - ha stigmatizzato Pera - nessuno sente la nostalgia di una nuova Dc», piuttosto la convinta determinazione a mettere una buona volta insieme cattolici e laici e da lì creare i presupposti per il rilancio del centrodestra. Creare insomma i presupposti per una «ripartenza», la parola chiave - nonché titolo - dell’adunata politica («perché questo non è un convegno» è stata la precisazione, in apertura dei lavori, di Formigoni) tenutasi ieri sera a Milano, in un Piccolo Teatro davvero troppo piccolo per contenere tutti i partecipanti, al punto che sono stati predisposti all’esterno degli altoparlati affinché chi era rimasto fuori potesse ugualmente seguire gli interventi dei relatori. Due in tutto, ma entrambi top-level: il presidente del Senato, Marcello Pera, e il governatore lombardo, Roberto Formigoni. Più un moderatore capace di insaporire il tutto con le proprie gustose considerazioni, come l’ideologo Paolo Del Debbio.
Un trio che ieri sera al Piccolo ha fatto il pieno, tra politici locali e «romani», imprenditori, gente comune, interessata a capire appunto come e da dove ricominciare per rilanciare il centrodestra. La risposta di Pera e Formigoni è stata chiara e univoca: dalla costituzione di una nuova casa comune di laici e cattolici, di moderati e riformatori. «Perché - ha sottolineato Pera - le distinzioni in categorie non esistono più, perfino la divisione tra destra e sinistra non ha più senso. Molti laici hanno riscoperto le radici cristiane della propria cultura, e non perché si sono convertiti ma semmai si sono resi conto che a unirli ai cattolici sono una cultura e una storia comune, valori condivisi come quello sulla bioteca, e l’esito del referendum lo ha dimostrato. Adesso dobbiamo lavorare per superare la pigrizia intellettuale che frena questa unificazione».
Una fusione che Formigoni auspicava da tempo e a cui aveva già messo mano in Lombardia, ma è stato bloccato. Un progetto che però, adesso, riparte attraverso l’idea di federare aggregazioni, movimenti e associazioni per la politica in un grande movimento dei movimenti. «Nei prossimi giorni partirà in tutta Italia la raccolta delle adesioni» ha anticipato Formigoni. Che poi non ha lesinato critiche verso il proprio schieramento: «La Cdl - ha detto - ha perso le ultime regionali perché non ha saputo tener fede alle speranze che aveva suscitato. È stata sconfitta la nostra politica, non le nostre ragioni, e da quelle dobbiamo ripartire. Il nostro progetto aggregativo viene ripreso ora attraverso la proposta del partito unico: siamo felici, ma potevamo pensarci prima, senza perdere tempo e 12 regioni su 14». E come dovrà essere il nuovo partito unitario? «Un partito vero, non aziendale - ha calcato la mano il governatore -, davvero democratico, aperto a tutti, dove si vota e con la democrazia si individuano i responsabili a ogni livello. Dove con le primarie si individuano i candidati comuni per ogni istituzione». Primarie a cui ricorrere subito soltanto se, nel 2006, «Berlusconi, che resta il nostro candidato, decidesse di fare un passo indietro. Allora il nuovo leader non potrà che essere individuato con una amplissima partecipazione della base». E, ovviamente, Formigoni è in corsa, visto che a «sdoganarlo» ci hanno pensato Pera e, da ultimo, Fedele Confalonieri. «Primarie nella Cdl? Francamente, non so che dire», la replica dalla Capitale proprio del premier, che poco prima aveva fatto pervenire a Formigoni un messaggio col quale si rammaricava di non poter essere presente alla serata ma ne condivideva i contenuti, «perché il dialogo tra laici e cattolici è stato uno degli assi portanti di Fi. E lo stato di salute dell’Occidente ha annullato finte differenze che non hanno più senso né culturale né politico». Quasi una benedizione.

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