Pera: «L’aborto è omicidio Difendo l’Europa cristiana»

Il capolista del Pdl al Senato nel Lazio: «Una campagna per i valori. Ferrara dice che la legge 194 è intoccabile? No, è migliorabile»

da Roma

È un professore, un ex presidente del Senato, il capolista del Popolo della libertà nel Lazio. Eppure Marcello Pera non teme il politicamente scorretto: dice che questa campagna elettorale è un nuovo capitolo della sua battaglia in difesa delle «ragioni cristiane dell’Europa».
Non è una candidatura come un'altra?
«No. Sento una grande responsabilità sulle spalle, capisco che se mi hanno spostato dalla Toscana a capolista del Lazio un motivo c'è».
Stretto fra Storace e Rutelli è una delle regioni più difficili per il Pdl...
«Perché è una delle regioni che, se vinta, fa vincere al Senato».
Se dovesse spiegare perché si ricandida, e con quale spirito cosa direbbe?
«Vuole una sintesi? Mi sento il portatore di una campagna in difesa dei valori, dell’Occidente, dell’identità europea e delle radici cristiane, che, mai come oggi, continuano a essere minacciate».
Il pericolo è così grande?
«Per aver lanciato questo allarme, sono da anni oggetto di attacchi e aggressioni».
Quali attacchi?
«C’erano persino degli addetti bastonatori: Angius e Bordon».
Lei non teme il politicamente scorretto, vedo.
«Combattiamo da anni una recrudescenza di fondamentalismo islamico aggressivo. Non possiamo abbassare la guardia».
Cosa la preoccupa di più.
«L’invasione del nostro paese che l’Islam mette in atto con l’immigrazione».
Invasione è molto.
«Eh, eh... lei forse non lo ricorda, ma a inventarla non sono stato io, ma il colonnello Gheddafi».
L’hanno definita, con Ferrara, un «ateo devoto».
«Sono solo uno dei tanti laici che ha risposto all'appello del cardinale Ratzinger alle minoranze creative. L’ho fatto perché è in gioco la nostra identità e la nostra civiltà cristiana».
La legge sull’immigrazione va rivista?
«È una buona legge, va applicata con severità. Ma parlo di un problema culturale».
Quale?
«Chi non ha identità non può integrare nessuno».
Su molti temi lei ha opinioni simili alla lista Ferrara...
«Dico agli elettori una cosa: per difendere questi valori in Parlamento serve grande determinazione. E una grande forza politica».
Vuol dire che Ferrara questa forza non ce l’ha?
«Dico che apprezzo la sua battaglia ma senza una massiccia presenza parlamentare non si può incidere sulle grandi questioni etiche».
Ferrara ha votato la sua campagna al no all'aborto.
«Non credo di essere meno impegnato di lui su questo».
Facciamo un test?
«Non ho difficoltà a dirle che l’aborto è o-mi-ci-dio. La soppressione di una vita che nessuno può approvare».
Persino Ferrara, però, dice che la 194 non si tocca.
«Esiste un conflitto fra due valori: la vita e la salute delle madri da una parte e la persona del nascituro dall’altra. La 194 è nata per risolverlo. Perciò può essere migliorata».
Come si può fare?
«Evitando che l'aborto diventi di fatto uno strumento di selezione eugenetica».
In Irlanda la legge giustifica l'aborto solo in caso di grave rischio per la madre.
«Questo principio è giusto. Altrimenti l'aborto si fa pratica contraccettiva o strumento di selezione della razza».
Il confine è labile.
«Sì purtroppo lo è. È facile passare dall'aborto per una grave malformazione, a quello per una seria malattia, fino a scivolare all'assurdo per cui si accetta un bimbo solo se è alto e biondo!».
Cosa la spaventa di più?
«Quando si scorda che in gioco c'è una persona».
Le piace di più la frase di Berlusconi sulla monarchia della leadership o quella sull'anarchia dei valori?
(ride) «A dire il vero non amo né la monarchia né l’anarchia. Ma Berlusconi intendeva che la sua leadership è incontrastata e che il nostro è un partito liberale».
Ha notato che lei è l'unico dei famosi professori del '94 ancora in politica? Perché?
«Non ci avevo pensato! Sarò forse quello che più ha lavorato e si messo a disposizione?».
Se vincerete cosa farà lei?
«Io non chiedo nulla, non sono abituato. Sono a disposizione, è molto diverso».
Cosa dice ai post missini tentati di votare Storace?
«I valori del Pdl sono cristianesimo, identità e famiglia».
Lei che lezione trae dal caso Ciarrapico?
(sorriso) «L’antifascismo è considerato un valore, l'anticomunismo no».
E a chi è tentato di votare Rutelli cosa dice?
«Che non è stato un gran ministro e come leader politico non ha impedito la mortificazione dei cattolici nel Pd. Veltroni lo ha licenziato candidandolo a sindaco di Roma».
Non le chiedo di Veltroni.
«Uno che rinnega il suo passato e passa dal comunismo al Partito democratico, saltando la socialdemocrazia europea, ha dei problemi».
Non abbiamo citato un altro concorrente, Casini.
«Non ha saputo aspettare il suo turno per eccesso di protagonismo. Ha continuato a sognare la politica delle mani libere».
Cosa va cambiato, in caso di vittoria?
«I regolamenti parlamentari, con assoluta urgenza. Poi la Costituzione. E la legge elettorale tanto voluta dall’Udc».
In Parlamento cosa cambierebbe subito?
«Lascerei gli attuali senatori a vita ad esaurimento come fu deciso dalla Bicamerale di D'Alema».