Pera: "L’insulto a Ratzinger è la rivincita della sinistra"

Il senatore azzurro: "Il governo è stato in silenzio per far
pagare al Vaticano le sconfitte su Dico e fecondazione. Il laicismo anticlericale è ormai diventato il vero discrimine tra destra ed ex comunisti"

Roma - "Cosa mi aspetto adesso? Che il concretarsi della spinta antireligiosa della sinistra divenga un boomerang: che domenica, all’Angelus in San Pietro, ci sia una folla sterminata... tutti dovremmo andarci. Sarebbe la migliore risposta al divieto di parola imposto al Papa".

Marcello Pera, già presidente del Senato, ha digerito poco e male la forzata rinuncia di Benedetto XVI a presenziare oggi all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza impostagli "da cattivi maestri di scuola, certo non docenti universitari" e dal "silenzio" imbarazzato del governo. Ma nel suo studio di palazzo Giustiniani s’interroga - una volta di più - anche su quello che un "dignitoso" centrodestra dovrebbe mettere in campo ora che, cadute le ultime foglie di fico, si è aperta formalmente la guerra tra laicisti e difensori delle radici cristiane.

"Lo dico da tempo: il discrimine tra sinistra e destra, dopo la morte dell’ideologia comunista, è ormai divenuto il laicismo. Pazienza che mi abbiano deriso... ma ora la prova è sul tavolo: il manifesto della sinistra italiana è ormai l’antireligiosità. E Benedetto XVI diviene di fatto il catalizzatore della protesta...".

Presidente Pera: intanto mi dica cosa ha visto nella vicenda della Sapienza.
"Un oltraggio al pontefice, un grosso incidente diplomatico cui l’Italia non era mai incorsa in precedenza e una resa dello Stato alla violenza dei laicisti che non immaginavo e un colpo mortale all’immagine dell’università italiana. Certo: adesso fioriscono miserie umane e forme di squallore nel tentativo di minimizzare, smussare, precisare, distinguere, ma ci sono state grosse responsabilità. Sarebbe bastata una presa di posizione di Prodi, o di Amato, o di Mussi ai firmatari del manifesto anti-papale sul diritto del pontefice a dir la sua che tutto sarebbe cambiato. E invece, quei 67 hanno proprio contato su quel silenzio per cercare di sfondare le porte. E lo hanno fatto".

Si è fatto una ragione di quel silenzio? Perché Prodi e compagni hanno evitato di dir qualcosa salvo poi intervenire, quando la frittata era ormai fatta...?
"Credo si sia tentata una... rivincita. Sì, una rivincita rispetto alle ritirate che si erano dovute compiere su Pacs e Dico, sulla fecondazione, sulle critiche del Vaticano al degrado di Roma. Un sospetto il mio? Una certezza. Dico di più: qualcuno forse ha voluto far vedere all’Europa intera come in Italia siamo molto meglio di altri, riuscendo a far tacere persino il Papa! Siamo più avanti di Zapatero...".

Crede che all’Europa importi molto?
"L’ideologia di sinistra sostitutiva del comunismo ha oggi due architravi: l’europeismo e il laicismo. È su questi due elementi che si sono ancorati i tanti che hanno creduto per anni e anni nell’ideologia marxista e che cercano sostituti in grado di mantenere viva la loro fede. Nemmeno si preoccupano che si tratti di scelte paradossali: Togliatti non era laicista e dell’Europa dei De Gasperi, degli Schuman, degli Adenauer proprio i comunisti erano i più fieri avversari".

Parla dell’Europa odierna che rifiuta le radici cristiane?
"Sì, parlo dell’Europa che rinnega se stessa, che si arrende al fondamentalismo islamico, che censura Buttiglione perché distingue la morale dal diritto, che non difende il Papa dopo Ratisbona, che considera “conquiste” e “diritti” ogni offesa alla tradizione cristiana, che non ha più la forza neppure di dire “Buon Natale”. Gli ex comunisti sono europeisti perché amano questa Europa. E sono laicisti perché vogliono distruggere le tradizione europea. Il vero maestro di laicità è Benedetto XVI. Lui ha una sensibilità politica molto più profonda di tanti leader europei. È talmente laico da aver proposto una sfida: che cosa significa laicità? Quali valori rappresenta? Hanno saputo così poco dare risposte che gli hanno impedito di fare le domande. Si legga quello che avrebbe detto: è fantastico, un capolavoro di dottrina e di cultura!".

Certo i 67 firmatari si sono assunti di fatto una grave responsabilità. O no?
"Guardi che quella, fatto salvo Maiani che per lo meno è davvero un fisico anche se si è comportato in modo interessato cercando poi di nascondere la sua firma, è gente che non ha nulla da dire... Vecchie conoscenze sessantottine che già una volta hanno contribuito a distruggere l’università e colpito la grande facoltà di fisica di Roma. Speravo almeno in uno scatto d’orgoglio del rettore Guarini. Prima invita il Papa, poi cambia il protocollo e degrada la lectio magistralis, a mero intervento, come se il Papa fosse un passante invitato lì a fare er dibbattito e alla fine si acconcia agli eventi. Perché non dimettersi?".

Lo strappo si rimedia?
"Vedo che le diplomazie della Repubblica e la segreteria di stato sono già al lavoro, ma quello che è successo è una catastrofe molteplice: internazionale, politica, istituzionale e culturale che non si rimedia. Solo la gente può farlo, a partire da domenica all’Angelus, con la sua vicinanza al Papa e alla Chiesa".

Non potrebbe pensarci il centrodestra?
"Dovrebbe trovare una strategia per combattere l’anti-cristianesimo e sviluppare un dibattito serio. Cosa ci differenzia dal centrosinistra? Un punto di tasse in più o in meno? Le infrastrutture? La separazione delle carriere dei magistrati? Servono leader capaci di introdurre novità sostanziali e visioni strategiche, invece la politica del centrodestra pare interessarsi poco di questi temi. Li orecchia soltanto, oppure semplicemente si accoda, col rischio che al laicismo degli uni si contrapponga il clericalismo degli altri. Questo vuoto oggi lo ricoprono menti illuminate come quelle di Benedetto XVI oppure giornali come Il Foglio. La gente lo capisce e per questo sono convinto che domenica a S. Pietro ci saranno in tanti".