Pera: «Il partito unitario? Bisognava pensarci prima»

Il presidente del Senato alla festa di Azione giovani: per la Casa delle libertà è una grande opportunità, forse siamo ancora in tempo. «Sono preoccupato dalla riforma elettorale, è un ritorno al passato»

Luca Telese

da Roma

Che la Festa dei Giovani di An dovesse essere politicamente scorretta si sapeva. Ma non era certo prevedibile che fin dall’esordio non avrebbe deluso le aspettative, a partire dalla prima staffetta che si è verificata sul palco. Infatti stava uscendo Luciano Violante, reduce del suo «Versus», ovvero il duello scintillante con Francesco Storace sulla memoria ed entrava Marcello Pera che già si arrivava alla prima stilettata. Il «gioco di società» della festa, sia per gli ospiti e per gli organizzatori, era quello di indicare una coppia polemica, due personaggi e un tema dirimente. Violante vede il presidente del Senato e affonda subito la sua zampata: «La mia è questa: Pera versus modernità». L’interessato ovviamente lo sente, e alla fine del suo discorso risponde così: «La mia coppia di opposti è modernità contro post-modernità: il progresso non è in sé un valore, il nostro nemico è il relativismo etico di chi non ha valori».
Il resto dell’intervento di Pera è un interessante ibrido fra un discorso da politico e uno da filosofo, fra una lezione accademica e il manifesto militante per la nuova destra in Italia, che parte dalla questione dell’identità. Almeno stando agli applausi, il discorso ai giovani di An sembra piacere. Se non altro perché l’ultimo Pera è molto diverso dall’uomo che salì sullo scranno più alto di Palazzo Madama, il Pera di ieri faceva battutacce a raffica. Al giovane moderatore, per esempio: «Posso inventarmi che fra me e te sono più bello io, ma poi non ci crede nessuno... ». Oppure al suo «rivale» presidente della Camera. Un ragazzo di Ag gli chiede lumi sul partito unico e lui, cattivissimo, ma sommerso da un applauso anticentrista: «Passiamo da questioni altissime a dei.... Casini... dei problemi di bassissimo livello».
Però il cuore dell’intervento è affidato a tre grandi filoni: quello lungo del meeting di Rimini tutto centrato sulla difesa delle radici cristiane dell’Europa, quello del partito unico - di cui Pera continua a dirsi fan - e quello della legge elettorale su cui prende una posizione dura contro il proporzionale. Su questo tema Pera non ha proprio nessun dubbio e dice: «In queste ore sono preoccupato per la questione della legge elettorale. C'è il rischio - sostiene il presidente del Senato - di un ritorno alla democrazia che abbiamo sperimentato per cinquant'anni, in cui il voto non andava a un governante possibile ma a un partito, a una lista e poi nessuno poteva controllare il seguito di quel voto». Una pausa, poi un altro affondo: «Sono convinto della democrazia dell'alternanza - aggiunge - che è il sistema che consente ai cittadini di essere loro gli arbitri». Parole molto simili, ironia della sorte, a quelle che aveva detto Violante criticando Storace. Mentre il discorso sul partito unico, così come lo imposta l’inquilino del Senato piace. Prima una battuta: «Si vede che questo partito era una creatura... eterologa, altrimenti si sarebbe fatto». E poi: «A prescindere da quando nascerà, al centro di questo partito bisogna mettere dei valori. Se no... ve lo fate da soli» (risate). Ancora: è «una opportunità» a cui forse il centrodestra «avrebbe dovuto pensare prima». «Sono rimasto deluso - ha ammesso - quando questa creatura non l'ho vista nascere. Ma credo che ancora si possa fare». E poi, la parte più dottrinale del suo intervento, aperto da una nuova battuta: «Ringrazio Mantovano, che nella sua introduzione mi ha accostato a un quarto Re Magio. Non l’avrei mai pensato, ma visto che non è una carica elettiva potrei aspirarci no?». Poi, mentre si alternano gli applausi e le risate (ma chi se lo ricordava un Pera così ironico?) la cosa che più gli sta a cuore: «Oggi non è difficile capire che c’è una rinascita dei valori religiosi. Se un milione di ragazzi seguono a Colonia un Papa che non ha il carisma di Papa Giovanni Paolo II, che è uno studioso, un intellettuale, se non vanno a divertirsi ma a cercare di capire, è chiaro che c’è un fortissimo bisogno di senso». E poi, collegandosi subito alla politica: «Un legislatore che vuole essere sintonizzato con la società non può non comprendere cosa sta accadendo. È possibile che in un momento come questo proprio la destra non si ricordi delle sue radici? È possibile che la destra non capisca che con il matrimonio omosessuale si distrugge un altro valore?». È un Pera quasi apodittico, che sfiora l’invettiva per fustigare la sua stessa coalizione. Un Pera che individua nel relativismo culturale dell’Occidente e nel suo ideale campione, Ponzio Pilato (indicato da Alfredo Mantovano) il vero nemico: «Quando c’è un conflitto di civiltà, quando ti batti contro qualcuno che come Al Qaida ti definisce degradato e rovesciato non puoi rispondere che quello è un punto di vista! Noi non possiamo fare come Pilato, non siamo figli di nessuno, dobbiamo batterci per riaffermare l’idea che una verità c’è e che noi ne siamo portatori».