Pera: «Riforma al Senato prima di Natale»

Il presidente: «Ma questa norma poteva essere approvata molto prima per evitare gli scandali». E sul proporzionale «Servono maggiori poteri al presidente del Consiglio»

da Roma

Un’altra Tangentopoli? Ma no. «Non mi pare che ci siano le circostanze - dice Marcello Pera -. Se ci sono casi di malversazione di corruzione, si tratta di episodi sporadici da colpire con il massimo della fermezza possibile. Non vedo comunque un ritorno degli anni Novanta». L’intreccio invece tra banchieri, imprenditori e finanzieri, quello sì secondo il presidente del Senato è preoccupante: «Non aiuta il nostro sistema economico. Il sistema bancario presenta aspetti critici perché gli istituti italiani sono presenti un po’ dappertutto. Oggi non si capisce bene chi comanda le imprese, se i manager o le banche».
Però attenti, perché oltre all’arrosto c’è pure parecchio fumo: «Sono dispiaciuto per la rivelazione di documenti che segreti che dovevano rimanere nelle mani dei giudici». Quanto a Fazio, «ritengo che sia una persona più che rispettabile, che è rimasta vittima di rapporti personali e probabilmente delle indiscrezioni pubblicate sui giornali». Una cosa però è certa: «La legge sul risparmio poteva essere approvata molto prima, evitando molti spargimenti di sangue, evitando cioè gli scandali che hanno causato gravi sofferenze e tanti danni ai risparmiatori italiani. Purtroppo il destino della riforma si è intrecciato con quello della Banca d’Italia». Ora il testo è in Parlamento. «Prevedo che il Senato lo possa votare prima di Natale».
A Palazzo Madama, tradizionale scambio di auguri con i giornalisti parlamentari. A pochi mesi dalle elezioni, Pera sembra quasi prenotarsi un futuro politico anche dopo la presidenza del Senato: «Se sto bene dove sto? È difficile dirlo. Ho fatto quattro-cinque mestieri e a me piace cambiare, andare avanti senza affezionarmi al passato. Penso dunque che proseguirò nel mio impegno politico. La cosa mi è molto richiesta, e non da una particolare punta del tridente, ma dall’opinione pubblica. Cosa farò? Vedremo. Sto ancora studiando quale potrà essere il ruolo adeguato per servire il Paese».
Dopo Casini, anche Pera quindi scende in campo. La prima mossa è una piccola presa di distanze dalla nuova legge elettorale. Da sempre convinto sostenitore del maggioritario, al presidente del Senato il proporzionale non piace un granché. «Secondo me - spiega - il nuovo sistema non mette il Paese al riparo dal rischio gravissimo dell’instabilità». E il pericolo è ancora più forte in questa fase di transizione: la nuova legge elettorale è già in vigore mentre la riforma costituzionale che prevede il rafforzamento dei poteri del premier è congelata in attesa del referendum. «Certo, io mi auguro che non sia così, però avverto che potrebbe accadere». Soluzioni? «Si potrebbe prendere spunto da quello che accade negli altri Paesi europei. Maggiori poteri al presidente del Consiglio potrebbero rendere più salde e stabili le coalizioni che oggi sono eterogenee». Certo, «se le due coalizioni trovassero la stabilità con principi condivisi, allora nemmeno questa legge elettorale è un rischio». In ogni caso, «si va verso un sistema non completamente conosciuto» e «qualcuno ha il timore che sia un sistema elettorale molto simile a quello che c’era dodici anni fa prima del passaggio al maggioritario». Conclusione: «Bisognerà vedere gli sviluppi. Se mi si chiede se anch’io sono fra quanti sono preoccupati, mi ci annovero».
Intanto la campagna elettorale è già cominciata. Pera invita a tenete i toni bassi: «La legislatura si sta per chiudere ed è tempo di bilanci, anche se alle elezioni stiamo andando con un clima teso, eccessivamente teso fra gli schieramenti. Fra poco ci sentiremo tutti più liberi di parlare e a quel punto anche io non mi sottrarrò, ma fintanto che la legislatura è in corso manterrò il mio ruolo che non è politico, in senso stretto».