Pera: «Sì al dialogo con l’Islam ma solo in condizioni di parità»

«Dal ministro leghista arrivato finalmente un atto di responsabilità»

Antonio Signorini

da Roma

«Credo che sia un atto, finalmente, di responsabilità, dopo un comportamento che ho giudicato inaccettabile». Marcello Pera ha deluso chi si aspettava da parte sua una qualche forma di sostegno all’ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli, magari in nome della battaglia contro il relativismo culturale e per l’affermazione dei valori occidentali.
La condanna della maglietta con la riproduzione delle vignette danesi che raffigurano Maometto è chiara e le dimissioni del ministro leghista che l’ha indossata mostrandola in televisione, secondo il presidente del Senato, sono la scelta giusta. «La partita politica, l’aspetto politico ora è chiuso, con soddisfazione di tutti», è stato il commento della seconda carica dello Stato, nel corso di un’affollata presentazione, a Firenze, del libro del Papa L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, del quale ha curato l’introduzione. Il riferimento alla soluzione voluta da tutti è al premier Silvio Berlusconi che aveva invitato Calderoli a dimettersi prima che scoppiassero gli incidenti il Libia.
Chiuso il caso politico, «si apre un’altra vicenda che dobbiamo affrontare. Noi siamo per il dialogo con l’Islam, con i Paesi arabi, e con quelli islamici, con cui abbiamo eccellenti rapporti». Ma il confronto «si può svolgere solo in condizioni di parità e di reciprocità». E quindi, «non si può rispondere a delle camicette ancorché irridenti o inaccettabili con dei morti, degli assalti ai consolati. Non si può rispondere a delle vignette con assalti ad ambasciate europee, non si può rispondere a una vignetta con il martirio di un prete cattolico».
Per il presidente del Senato, «solo in condizioni di dialogo e parità» queste tensioni «potranno essere superate. Noi vogliamo parlare con gli altri - ha proseguito - noi vogliamo mantenere, naturalmente la difesa della nostra civiltà e delle nostre radici giudaico-cristiane».
Insomma, «censuro senza riserve la camicetta volutamente provocatoria e inaccettabile di un ministro che preferisce irridere piuttosto che pensare. Quel comportamento non ha giustificazioni e il partito di quel ministro ha coltura sufficiente per comprenderlo. Ma la risposta adeguata non sono le sollevazioni e i morti».
Al di là del caso Calderoli, Pera non rinuncia alla sua posizione di liberale laico, convinto però che l’identità dei popoli sia da ricercare anche nella fede. E che la civiltà occidentale abbia dato vita a sistemi politici più giusti. «Meglio strumenti di censura che le condanne a morte a furor di popolo. La nostra libertà di opinione e di stampa, ha dei limiti», e per stabilire quando questi vengono superati «abbiamo tribunali indipendenti, censure politiche e parlamentari, giudizi di una stampa pluralistica - ha aggiunto - critiche delle opinioni pubbliche e libero voto dei cittadini». Si tratta di strumenti che possono essere anche «di censura», ma che certamente sono meglio della pena capitale.
Nel corso della presentazione, l’intervento di Pera e quello di monsignore Rino Fisichella, rettore della Pontificia università lateranense, sono stati interrotti da numerosi applausi. Una standing ovation ha accolto il nome di papa Benedetto XVI, autore del volume. Particolarmente apprezzata una parabola raccontata da Fisichella e tratta da Introduzione al cristianesimo, scritta dallo stesso Ratzinger. Parla di un incendio scoppiato in un circo danese a causa di una bandiera bruciata. Un pagliaccio scappa dalle fiamme e raggiunge il vicino villaggio per dare l’allarme e chiedere aiuto, ma nessuno gli crede. Più racconta la vicenda e meno gli abitanti sono disposti a prenderlo sul serio. Inquietante il finale: il fuoco raggiunge l’abitato e il villaggio va in fiamme senza che nessuno abbia alzato un dito per evitarlo.