Pera: «Subito il partito unitario»

Fabrizio De Feo

nostro inviato a Gubbio (Perugia)

È una morsa gentile, quella che i dirigenti azzurri stringono dal seminario di Gubbio sugli alleati centristi. Un uno-due, tutto giocato in punta di fioretto, che serve a puntualizzare che un conto è la disponibilità all’ascolto, altra cosa è «appaltare» l’agenda politica da qui al 2006 all’Udc lasciando che il luogo politico di Forza Italia venga gradualmente svuotato e logorato. Il compito di uscire dall’angolo e rilanciare la palla nella metà campo dell’alleato più spigoloso viene fatto proprio da Marcello Pera e Fabrizio Cicchitto. Il presidente del Senato non vuole correre il rischio di essere frainteso. E allora, salito sul palco, estrae un intervento scritto che, ancor prima di tornare sul terreno minato del «meticciato» concentra la propria attenzione sull’agitato momento politico della maggioranza. «È un modo surrettizio del dibattito - attacca Pera - quello di parlare in superficie di politica e nel sottofondo del leader oggi e del premier domani. In questo modo si comincia dalla coda e non dalla testa. Uno può pensare onestamente che un leader abbia più appeal elettorale ma nessuno può ragionevolmente credere che solo il cambiamento del leader, lasciando tutto il resto inalterato, conduca alla vittoria». È il primo colpo fatto risuonare dal massimo inquilino di Palazzo Madama. Da lì a poco esplode il secondo. «Un altro modo surrettizio - sostiene Pera - è quello di parlare solo di formule e di combinazioni politiche. Una di queste è il centro, che sarebbe da rifare con un bricolage che prende pezzi da qualunque parte vengano. Trovo questa formula vuota perché non è accompagnata da alcuna particolare indicazione di tipo programmatico diverso da quello del centrodestra nel 2001». Il terzo colpo è diretto verso il proporzionale. «Mi sembra surrettizio parlarne. I sistemi elettorali non sono dogmi di fede. Ma ai difetti del maggioritario non si può ovviare capovolgendo il rapporto tra quota maggioritaria e quota proporzionale. La legge elettorale si può correggere ma per mantenere il bipolarismo e rafforzare la coesione delle coalizioni». Fin qui la disamina dei punti oscuri e delle perplessità. Ma c’è una proposta «in positivo» che il presidente del Senato si sente di rilanciare: quella del partito unitario. Il centrodestra «è ancora in tempo» a fare il partito unico prima delle elezioni, ed «è necessario che Forza Italia riprenda l’iniziativa». Solo se si costruisce «la casa comune si può uscire dalla tensione e discutere di tutto». «Considero - conclude - un errore averlo rinviato al 2006, cioè alle calende greche. Do atto onestamente al presidente Casini e all’Udc di aver lavorato a questi tentativi e di essersi impegnati». Di parere contrario Gianfranco Fini. «È molto difficile, e uso un eufemismo, che si arrivi al partito unitario prima del voto - dice il vicepremier -. È impossibile». «Un’accelerazione - conclude - sarebbe difficilmente compresa».
Ma se Pera fa un ragionamento di carattere generale, Fabrizio Cicchitto e identifica con chiarezza il suo bersaglio. «Le difficoltà con le quali il governo si è dovuto misurare sono state strumentalizzate da una sistematica campagna di disinformazione e demonizzazione sviluppata dall’opposizione, una campagna che purtroppo ha avuto una sponda anche in alcuni settori dell’Udc. Ad alcuni amici dell’Udc, che talora assomigliano allo smemorato di Collegno, vogliamo ricordare che se oggi si può parlare di centro e di democristiani senza demonizzazioni ciò è dovuto anche all’azione che Forza Italia, Berlusconi in testa, ha sviluppato e di cui rivendichiamo tutto il valore». Interventi che suscitano la reazione dell’Udc e la controreplica di Cicchitto: «C'è da preoccuparsi seriamente se l'Udc dà una valutazione negativa di un discorso di Berlusconi caratterizzato dalla massima apertura e se non si rendono conto che questo stillicidio di polemiche ha un pessimo effetto sugli elettori».